L’Agone…una storia dal mare al lago.

L’Agone…una storia dal mare al lago.
Dal mare ai fiumi e dai fiumi ai laghi, avanti e indietro tra acqua dolce e salata…è così per alcune specie ittiche, dette anadrome, che possono risalire il corso dei fiumi.
Come per lo Storione, che ancora a fine ‘800 lo si poteva avvistare in abbondanza nel Fiume Po, fino all’altezza di Torino, così per l’Anguilla, il Salmone, la Cheppia, ecc.
La tesi alla base dell’origine dell’attuale sarda di lago, generalmente accettata dagli autori e ricercatori, ipotizza che alcune Cheppie, Alosa fallax, che risalivano dal mare per entrare nel Lago di Garda, diventarono stanziali, dando origine alla sarda di Lago, Alosa fallax lacustris, detta anche sardella, sardèna, scaravina.
Il Garbini, nel 1897, documentava appunto le risalite delle Cheppie nel Lago di Garda che successivamente faceva ritorno al mare dopo la riproduzione.
La presenza di entrambe le specie generava nel Garda, secondo Garbini e Tomasi (1963), degli incroci.
Agli inizi del XX sec, con la massiccia costruzione di deviazioni idriche, chiuse e dighe terminò la risalita dal mare al Garda per la Cheppia.
In questo modo i caratteri della sarda gardesana stanziale ebbero modo di fissarsi definitivamente, come riportato dagli studi di Enzo Oppi e Rossana Novello del 1986.
Nel Lago di Garda la sarda va in riproduzione (frega) tra metà maggio fino anche metà agosto, anche se il periodo migliore solitamente occupa tutto il mese di giugno…famosa per questo è la proprio la “settimana di San Pietro”.
Quando la temperatura dell’acqua negli strati d’acqua più superficiali raggiunge i 20°, l’istinto spinge la sarda alla riproduzione sui bassi fondali ghiaiosi, raggiungendo il suo massimo con temperature dell’acqua sui 22°/23°.
La sarda di Lago è una specie autoctona che oggi gode di buona presenza.
Era abbondante anche nei secoli scorsi ed in grado di garantire una buona quantità di pesce e di cibo per i gardesani.
In caso di abbondanza, cosa non rara, veniva destinata ai mercati delle grandi città come Verona e Brescia, fino a Milano.
Proprio in queste città, nei secoli scorsi, la sarda aveva un mercato non tanto come pesce prelibato, come era per la Trota Lacustre o il Carpione, ma come pesce e cibo per le famiglie numerose, in quanto costava poco.
Se ci fossimo trovati allora per le strade di Verona, al mercato del pesce, avremo sentito urlare dai pescivendoli: “…il Lago, il Lago” per attirare i clienti all’acquisto proprio della sarda, mentre a Brescia si usava dire: “…il Garda, il Garda”.
La sarda è quindi parte della stroria gardesana, una parte davvero importante, avendo accompagnato nei secoli la vita dei pescatori e famiglie, garantendo alla pesca una cosa abbastanza rara: l’abbondanza e quindi cibo per sfamare tutti.
Oggi la pesca sportiva alla sarda, che coincide esattamente con il periodo di riproduzione sopra citato, assume probabilmente una dimensione eccessiva e poco sostenibile nel lungo periodo. Le centinaia di imbarcazioni a pesca esercitano di fatto un prelievo enorme.
Probabilmente, ed è il comune sentire praticamente di tutte le associazioni di pesca sportive, così come di molti pescatori di professione, è giunto il momento di porre dei limiti, di autoregolamentarsi, per assicurare nel tempo la presenza nonchè l’abbondanza di questa specie.
L’Alosa fallax lacustris, la sarda, non è un pesce numericamente infinito e la sua abbondante presenza non può essere data troppo per scontata ne deve essere motivo per giustificare un prelievo così intensivo.
La pesca sportiva è bellissima, è però dovere di chi la pratica esercitarla in modo rispettoso, al fine di poterla garantire anche alle prossime generazioni che devono poter entrare in contatto con questa realtà.
La pesca aiuta a vivere e conoscere il Lago, rappresenta un legame da “coltivare” in modo però consapevole, comprendendo quindi limiti ed equilibri che lo caratterizzano…per me è stato ed è ancora così.
#contrattodilagodelgarda