Una storia lungo un filo conduttore idraulico

Una storia lungo un filo conduttore idraulico
C’è una storia che mi sono immaginato e costruito pian piano negli anni, che vede protagonisti mio nonno Armando Fratucello, il cartografo della Serenissima Repubblica di Venezia Vincenzo Coronelli, la Galleria Adige-Garda e i Murazzi di Sottomarina…è una storia apparentemente “slegata”, ma che invece scorre lungo un “filo conduttore idraulico”.
E’ un modo per ricordare mio nonno durante un’impresa sportiva che lo coinvolse con alcuni suoi amici nel 1934, ovvero il “Raid” Peschiera-Venezia…una discesa a remi da Peschiera fino in Piazza San Marco a Venezia a bordo di una iole dal nome Anna II, che vedete in una delle foto allegate, oggi esposta al Museo della Pesca e Tradizioni Locali di Peschiera del Garda.
Alla partenza della Anna II non era ancora in funzione la Galleria Adige-Garda, ma il suo progetto era definito.
Infatti l’ing. trentino Tommaso Stolcis lo stava realizzando già dal 1927.
Questa galleria, avrebbe unito il Fiume Adige al Lago di Garda per permettere di scaricare le piene del fiume nel lago quando potenzialmente pericolose per la città di Verona.
Un’opera di difesa idraulica quindi.
L’idea di questo collegamento fu proprio del Coronelli, che ipotizzò tale possibilità già nel ‘700, in risposta alla grande forza distruttiva dell’Adige.
Una forza che si espresse violentemente ed in più occasioni nell’800; nel 1835, nel 1868 e nel settembre del 1882 quando parte della città scaligera venne distrutta, portando così le autorità di allora a dare il via alla progettazione.
L’idea originaria del Coronelli era scavare una galleria di 8 km che unisse la chiusa del Ceraino con il basso Garda.
Il progetto definitivo, nato dal quell’idea, realizzato però oltre due secoli dopo, la collocò più a nord, tra Mori e Torbole, per assicurare maggiore pendenza e quindi velocità alla discesa delle acque, grazie ad un dislivello di 100mt, distribuito equamente lungo 10km di galleria.
Un progetto iniziato nel 1939 e divenuto operativo nel 1959, con la prima scolmata dell’Adige nel Garda appena un anno dopo, era il 1960.
Una necessità, quella di proteggere Verona, che si concretizzò con un’opera idraulica incredibile e ancora oggi in uso, a cui si unì l’Edificio Regolatore del Lago di Garda, le grandi opere idrauliche di Peschiera, la rettificazione del Fiume Mincio e dai sistemi di protezione dalle acque verso Mantova.
Mio nonno vide parti di queste opere idrauliche con i suoi occhi e direttamente sotto casa sua, quando si scavarono, rettificarono e cementarono i canali Arilicensi e le mura ad esempio.
Apprese anche dei lavori della galleria e lesse certamente sui giornali della sua prima apertura nel ’60…celebrata come un successo dalla stampa e istituzioni, ma probabilmente vista con un certo sospetto da molti gardesani di allora.
Sullo stesso principio, ovvero la difesa idraulica e seguendo ancora una volta un’idea del Coronelli si costruirono i Murazzi per proteggere la Laguna Veneta dall’erosione del mare.
I Murazzi sono muraglioni in pietra d’Istria, la stessa pietra su cui principalmente si erge Venezia e molti dei suoi manufatti, costruiti nel ‘700 dalla Serenissima per difendere appunto i centri abitati lagunari dall’erosione del mare.
I Murazzi sono divisi in tre parti: una sull’isola del Lido, una seconda sull’isola di Pellestrina fino a Cà Roman, una terza, nel litorale di Sottomarina, dove ho scattato le foto allegate giusto due giorni fa.
Mio nonno, dopo aver percorso tutto il Po a remi a bordo della Anna II ed entrando in Laguna vide certamente in modo nitido quei Murazzi, ma non vide la spiaggia di Sottomarina che conosciamo oggi, ne la diga, allora ancora in fase di costruzione.
Oggi vediamo più che altro la spiaggia, ma non i Murazzi.
Infatti il litorale crebbe ad inizio del ‘900, insabbiando pian piano i Murazzi con una accelerazione probabilmente a partire dal 1911 quando cominciarono i lavori della diga di Sottomarina, inaugurata nel 1935.
Questo manufatto creò uno sbarramento a nord rispetto i sedimenti portati dal mare attraverso le foci vicine soprattutto del Brenta, Adige e Fiume Po.
𝑵𝑩: 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊 𝒔𝒆𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒓𝒊𝒔𝒖𝒍𝒕𝒂 𝒆𝒗𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐 𝒔𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒆𝒈𝒂𝒕𝒂.
Il panorama che incontrò l’equipaggio della Anna II era quindi differente, probabilmente molto differente, tanto che oggi quei Murazzi, una volta bagnati dalla onde del mare, ora sono separati da quasi un chilometro di terra e sabbia prima di arrivare al mare.
Ogni volta che vengo a Sottomarina…e mi piace venirci spesso quando possibile, guardo queste opere idrauliche e me le immagino ancora in attività, così come me le immagino viste dagli occhi di mio nonno che, certamente stanco dal lungo viaggio e con una bella insolazione, come raccontava mia nonna, non credo mancò di fotografare visivamente il mare e l’ingresso in Laguna Veneta.
𝑳𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐 𝒔𝒇𝒖𝒐𝒄𝒂𝒕𝒂 𝒊𝒏 𝑩/𝑵 𝒊𝒏 𝒂𝒍𝒍𝒆𝒈𝒂𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒕𝒓𝒂𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒍𝒖𝒊 𝒊𝒏 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒛𝒊𝒂…𝒍𝒂 𝒕𝒂𝒑𝒑𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍 “𝑹𝒂𝒊𝒅” 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔ò 𝒅𝒂 𝒐𝒗𝒆𝒔𝒕 𝒂 𝒆𝒔𝒕 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒕𝒐.
Ecco che il ricordo di mio nonno, che non ho mai potuto conoscere, si è potuto legare ai miei studi e alle curiosità ad essi legati, nonché alla storia e all’importanza delle difese idrauliche che, come vedete, uniscono in svariati modi cose, fatti e persone.