Peschiera, Riva e Molina, Il Lago di Garda e Ledro, una storia in comune

Peschiera, Riva e Molina, Il Lago di Garda e Ledro, una storia in comune
Guardando la immagini allegate, il Lago di Garda e il Lago di Ledro sembrano due mondi separati da una parete di roccia e un dislivello di circa seicento metri.
Eppure le loro acque nascondono legami tanto inconsueti quanto interessanti.
Dal Lago di Ledro nasce il torrente Ponale il quale decorre a valle fino a tuffarsi con una spettacolare cascata nelle acque del Garda (nella seconda foto allegata si vede benissimo la valle ad imbuto che dal Ledro termina nel Garda).
Ma ciò che pochi immaginano, in quanto decisamente inconsueto, è che le acque del Garda compiono il percorso inverso, ovvero risalgono contro gravità di seicento metri per ritornare nel Ledro.
Per capire come sia possibile e capire i legami di cui ho scritto, bisogna fare un salto indietro nel tempo, agli inizi del Novecento.
In quegli anni l’Italia era in pieno fermento industriale e la corsa all’energia idroelettrica non mancò di considerare la perfetta posizione del Lago di Ledro sopra il Lago di Garda.
Nasce così la Centrale Idroelettrica del Ponale di Riva del Garda (oggi gestita da Dolomiti Energia).
Nell’autunno del 1929 arrivò il momento di scavare le condotte idriche per la centrale.
Per effettuare i lavori e scavare le prese idriche sotto la superficie del Lago di Ledro, nella zona di Mezzolago, fu necessario abbassarne drasticamente il livello; le idrovore cominciarono a prosciugare l’acqua ed emerse così un villaggio preistorico palafitticolo dell’Età del Bronzo.
Furono oltre diecimila i pali di legno ritrovati a più riprese conficcati nel fondale, accompagnati da utensili e reperti straordinariamente conservati.
Una scoperta del tutto casuale, nata da un cantiere industriale, che decenni dopo avrebbe portato il sito di Molina di Ledro a essere riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.
La sorte volle che una storia quasi identica fosse già accaduta a Peschiera del Garda, ma a metà Ottocento.
Questa volta a ritrovare sempre casualmente il primo insediamento palafitticolo (a cui si aggiungerà poi quello del Laghetto del Frassino), non fu un’opera idroelettrica, ma lo scavo per la costruzione della nuova darsena navale militare dell’Impero Asburgico, l’attuale darsena della Navigarda.
Due scoperte figlie del caso, che oggi uniscono idealmente Molina e Peschiera nella mappa della preistoria europea.
Ma resta ancora da svelare come fa l’acqua del Garda a risalire fino a Ledro.
Il segreto risiede nel funzionamento della centrale del Ponale a Riva del Garda.
L’impianto usa l’acqua in caduta dal Ledro per produrre energia elettrica; tuttavia, per evitare di abbassare eccessivamente il lago, le cui prese sono a circa 25 metri di profondità su circa 35 metri di profondità media del lago, per mantenere la produzione quando serve, la centrale si è dotata anche di un sistema inverso: nei momenti opportuni, l’acqua del Garda viene pompata verso l’alto, contro gravità, risalendo le condotte fino al Lago di Ledro per ripristinarne il livello.
Una strana connessione tra due laghi e tre paesi quindi, iniziata con la costruzione della centrale idroelettrica di Riva che, inconsapevolmente, generò i presupposti per la scoperta dei reperti archeologici che hanno poi “unito” Peschiera e Molina tra loro…a me piace raccontarla così questa storia.
Tutto questo ha avuto un prezzo però, cambiando una parte di paesaggio sul Lago di Garda e il regime idrico del Ledro.
Prima della costruzione della centrale, la cascata del Ponale era una forza della natura con una portata idrica importante (ho allegato alcune foto prese dal web).
Durante l’epoca del Grand Tour, inaugurata dalle celebri pagine di Johann Wolfgang von Goethe, artisti, poeti e viaggiatori da tutta Europa arrivavano sul Garda anche per contemplare la spettacolare cascata del Ponale.
La deviazione delle acque per far girare le turbine ridusse inevitabilmente la portata del torrente, ridimensionando la cascata e segnando così, secondo alcune fonti storiche, il passaggio dall’epoca del romanticismo paesaggistico ottocentesco a quella dell’ingegneria moderna.
Ieri, camminando lungo il Lago di Ledro, ho immaginato l’intreccio di queste storie sovrapposte e queste casualità che hanno creato però anche delle opportunità, riportando alla luce dopo millenni testimonianze di una civiltà ancora poco conosciuta, quella dell’Età del Bronzo, tanto quanto i sogni dei poeti ottocenteschi del “Grand Tour” o la cultura degli ufficiali asburgici che riconobbero reperti archeologici a Peschiera del Garda, catalogandoli e conservandoli, quanto degli ingegneri del Novecento che hanno lanciato il nostro paese verso la modernità…tutti uniti nel flusso continuo dell’acqua.