Primo ottobre 1944 – Il ponte asburgico è distrutto

Primo ottobre 1944 – Il ponte asburgico è distrutto
𝐏𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟗𝟒𝟒 – Rilievo dei bombardamenti del ponte ferroviario di Peschiera.
Questo il titolo dell’AAR – (After Action Report) che evidenzia in foto 33 esplosioni visibili, rispetto i 76 ordigni sganciati.
L’aviazione americana impiegò 19 aerei per distruggere, rendendolo inservibile, il ponte ottocentesco che univa destra e sinistra Mincio lungo la linea ferdinandea, sganciando bombe da 1000 libbre cad/una, ad alto potere esplosivo.
Solo pochi mesi prima la stessa sorte toccò al viadotto ferroviario di Desenzano e purtroppo, in entrambi i casi, vi furono vari morti tra civili e militari.
Furono gli aerei della 42° Bomb Wing, un’unità tattica dell’aereonautica statunitense ad aver effettuato il bombardamento, presumibilmente con bombardieri B-26 Marauder e B-25 Mitchell, gli stessi aerei che la popolazione italiana chiamava: “Pippo”.
Allora, oltre al ponte e parte dell’attuale genio militare furono colpiti e rasi al suolo anche piccoli stabili che erano eretti sulle isolette limitrofe, tra cui il Regio Stabilimento di Pescicoltura di Peschiera del 1880, costruito pochi decenni dopo del ponte, inaugurato invece nel 1854.
Parte di quelle bombe colpirono anche le mura lungo la cortina Cantarane, quella per intenderci da cui fu scattata la foto allegata sotto a questo articolo.
Le mura veneziane, che offrirono uno scudo alla città già il secolo precedente resistendo ai bombardamenti delle guerre d’indipendenza, diedero nuovamente prova della loro solidità restando in piedi anche sotto un attacco aereo con esplosivi di 4 secoli più moderni.
Gli attacchi furono più di uno dopo quel primo ottobre del ’44.
Una stima (SNB sas & SNB service srl) riporta che circa il 10/15% degli ordigni sganciati non esplodevano per difetti di funzionamento o quando impattavano su terreni molli o in acqua.
Ecco perché furono molti gli ordigni inesplosi ritrovati durante i lavori idraulici che interessarono Peschiera del Garda negli anni immediatamente successivi alla guerra ma probabilmente, grazie proprio a quest’ultimi, buona parte di questi residui bellici furono recuperati e resi inoffensivi.
Che le acque del Lago di Garda abbiano “custodito” migliaia di ordigni e armi è storia…non ancora conclusa; principalmente tra aprile e maggio del 1945 le truppe tedesche e della Repubblica di Salò, in ritirata, ne gettarono buona parte a lago con lo scopo di occultarle al nemico.
Molte di esse, ad oltre ottant’anni da allora, giacciono ancora sui fondali gardesani.