Uno sguardo veloce in un ipotetico futuro

Uno sguardo veloce in un ipotetico futuro
𝐈𝐥 𝐋𝐚𝐠𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐡𝐚 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐛𝐢𝐨𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚 animale e vegetale, grazie alla politica di rinaturazione dei litorali e vere opere di mitigazione intraprese negli ultimi anni, attraverso la creazione di aree “oasi vegetali” ed un contingentamento dei prelievi ittici in relazione alla produttività del lago; in affiancamento al lavoro sempre più specializzato degli incubatori presenti sul territorio, dagli storici come quello di Bardolino e Desenzano ai nuovi, come quello di Peschiera del Garda.
La proficua sinergia tra opere infrastrutturali e opere d’ingegneria ambientale è stata forse, analizzando a posteriori, la vera chiave di volta in questo cambiamento.
E’ questo oggi il fattore che ha elevato qualitativamente questa destinazione, nobilitando il lavoro della politica che l’amministra la quale, riuscendo a codificare un vero equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale, grazie alla logica e le evidenze scientifiche come base, ha corretto quella deriva che stava per spogliare il territorio di tutto ciò che, in tempi passati, contribuì a renderlo attrattivo all’inizio della sua epopea turistica, ovvero il contesto ambientale, il vero protagonista.
Oggi i turisti arrivano sul Lago di Garda con una consapevolezza maggiore rispetto il luogo in cui si recano, probabilmente grazie alla grande esposizione mediatica seguita da questo recupero ambientale generato negli anni.
Del resto non è una cosa poi così difficile da spiegare…un ambiente naturale curato, vivo, meno frenetico e congestionato trasmette calma, riduce lo stress e induce comportamenti più rispettosi ed in linea con ciò che ti circonda.
Essere stati in grado negli anni passati di salvaguardare le aree naturali ancora presenti, recuperando quelle compromesse, valorizzando l’apparato vegetale perilacuale, pone oggi il Lago di Garda in una situazione di “vantaggio” e meta privilegiata in un momento storico in cui il turismo, in calo rispetto le presenze che hanno caratterizzato i decenni scorsi, sceglie con più attenzione destinazioni in grado di offrire esperienze autentiche del territorio, alla ricerca di quell’ambiente naturale sempre più raro altrove, ma recuperato e valorizzato sul Garda e il suo “perimetro di pertinenza”.
Ad esempio il Monte Baldo ormai è una meta conosciuta alla pari del Garda per le sue essenze endemiche che hanno “ridefinito” il valore della parola biodiversità ed il suo orto botanico si pone come esperienza sia didattica che esperienziale a visitatori di tutto il mondo.
La Valle delle Cartiere, alla pari, è una meta di scoperta naturalistica e di “archeologia industriale” che ha pochi eguali, così come l’efficacia della “scala di risalita” per le Trote Lacustri da anni in deciso aumento numerico.
Gli osservatori naturalistici sui percorsi Busatte-Tempesta o sul sentiero del Ponale fino al Lago di Ledro, ad esempio, sono frequentati tutto l’anno tanto da turisti e scolaresche quanto da ricercatori intenti a studiare e comprendere meglio questo ambiente naturale così vario, tra falesie, vaji e forre…ed il Laghetto del Frassino non è solo un’area ed un percorso per visitare il sito palafitticolo e fare birdwatching, è anche una “nursery” per tantissime specie ittiche che qui crescono tutelate…ma tanti altri sarebbero gli esempi da portare.
Quest’insieme è oggi il vero valore assoluto gardesano.

𝐀𝐯𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, non basate su reali evidenze, seppur immaginate come se lo fossero rispetto una logica conseguenza circa la possibilità di scelta che la politica del territorio potrebbe o meno decidere di intraprendere.
L’ho quindi immaginata…ma su basi che realmente possono condurre a tanto, come conseguenza di determinate scelte.
Senza allarmismo ed evitando com’è nel mio stile inutili polemiche, posso dire che ad oggi esiste la possibilità di scegliere quale strada intraprendere e quale scenario futuro immaginare.
Dov’è infatti scritto sia necessario continuare a reiterare gli stessi errori del passato?
Dov’è scritto che nuove opere ed infrastrutture non possano essere anche utili nella rigenerazione di un ecosistema inserendosi correttamente in quel contesto ambientale?
Cosa ostacola quindi la politica nell’interiorizzare ed intraprendere questo possibile cambiamento?
Non c’è nulla di fantascientifico, è tutto raggiungibile e alla nostra portata.
In sintesi credo che la possibilità di questo cambiamento non debba partire necessariamente dall’alto, inutile aspettarlo dal governo o dall’Europa che ci impone, piacciano o meno, determinate scelte…sono convinto che il cambiamento debba partire dal territorio, dal Km/0.
E’ l’asse comune/regione che volendo può fare la differenza nel produrre cambiamenti sostanziali.
Forse, se c’è qualcosa che davvero ritengo possa frenare quest’ipotetico percorso, vista la mia esperienza e le tante attività intraprese, è l’eccessiva compartimentazione delle competenze amministrative e di gestione del territorio, che a volte assomigliano a vere e proprie “camere stagne”.
Ho potuto però personalmente constatare che la politica, quando rappresentata da persone competenti, in grado di studiare e che hanno davvero a cuore ciò che fanno, può fare davvero tanto ed in questo caso può serenamente tendere verso lo scenario sopra descritto.
Del resto credo che una visione simile a quella che ho sopra descritto possa soddisfare le aspettative circa la qualità della vita di chi vive in questo territorio, di chi lavora e fa impresa e di chi decide e deciderà ancora di continuare a scegliere la nostra destinazione come meta per le proprie vacanze.