I due depuratori gardesani
Il collettore e il depuratore non depurano le acque del Lago di Garda,
costituiscono piuttosto un “𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐩𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞” in grado di raccogliere i reflui della quasi totalità dei paesi gardesani al fine di convogliarli al depuratore di Peschiera del Garda.
Questo sistema non interviene quindi in alcun trattamento depurativo diretto del corpo idrico gardesano.
Provo a spiegarvi il concetto semplicemente, per dare un contributo di chiarezza sull’importante ruolo del sistema di depurazione (collettore+depuratore) in relazione alla funzione del sistema biologico (fitodepurazione naturale), quest’ultimo invece protagonista diretto nella depurazione del Lago di Garda.
Questi due sistemi distinti, uno naturale ed uno artificiale contribuiscono, rispettivamente in modo diretto ed indiretto, al miglioramento e mantenimento della qualità delle acque del Lago di Garda, fiume Mincio compreso.
L’enorme volume idrico gardesano pari a 49 km cubici di acqua (ovvero 49 miliardi di metri cubi, dove un metro cubo equivale a 1000 litri) alimentato da 25 immissari e sorgenti subacquee non ha un sistema di depurazione che preleva quest’acqua per depurarla e riconferirla una volta trattata all’interno del bacino, non è questo il ruolo del sistema di depurazione.
Per fare un esempio semplicistico, una piscina possiede un suo sistema di filtrazione/depurazione dell’acqua che viene quindi costantemente aspirata dalla vasca, filtrata, disinfettata e conferita nuovamente nella piscina, evitando così che si sviluppino e si accumulino batteri e alghe, mantenendo un pH stabile.
L’omologo del collettore e depuratore gardesano, per una piscina, è però la doccia, ovvero lavarsi dalla testa ai piedi prima di entrare in acqua.
La doccia riduce infatti il carico che il sistema di filtrazione e disinfezione della piscina stessa dovrebbe sopportare in caso di entrata in acqua di troppe persone, in questo modo il suo sistema di filtrazione/disinfezione può funzionare efficacemente, lo capiremo meglio tra poco.
Un lago invece, come scrivevo sopra, non ha un impianto di filtrazione/disinfezione artificiale ed il sistema di depurazione non è assimilabile a quello che mantiene una piscina limpida e pulita.
Il Lago è un ambiente naturale, ha quindi un suo sistema biologico che provvede a questo, molto complesso, dove ci sono vari protagonisti in azione ed in sinergia tra loro.
Si attuano infatti continuamente processi di depurazione fisici, chimici e biologici, quindi filtrazione, assorbimento, assimilazione da parte degli organismi vegetali e degradazione batterica.
Per provare ad affrontare appena più in profondità questo passaggio bisogna immaginare che i litorali, quindi il terreno, non siano qualcosa di “slegato” dall’ambiente lago, bensì una sua parte fondamentale.
Le radici degli apparati vegetali, ad esempio, rappresentano una barriera fisica utile ad evitare l’erosione costale e sono in grado di assorbire azoto e fosforo trattenendo inoltre metalli pesanti, apportando ossigeno in profondità nel terreno permettendo lo svolgersi di processi degradativi ed ossidativi.
La microfauna infine degrada il carico organico presente o che arriva da dilavamento attraverso eventi meteo sempre più intensi.
Quindi il suolo e il sistema vegetale connesso nel perimetro circumlacuale, anche appena sotto la superficie, risulta essere un anello fondamentale in un sistema biologico “fitodepurativo” naturale come quello gardesano.
Poi giocano ruoli altrettanto indispensabili i batteri presenti in acqua, la sedimentazione delle sostanze sui fondali e la loro decomposizione attraverso gli stessi e l’ossigenazione delle acque per i processi di degradazione aerobica degli inquinanti.
Il ricambio idrico, seppur molto lento nel Garda, le correnti ed i rimescolamenti chiudono il cerchio.
Il sistema depurativo (collettore+deouratore) ha un ruolo oggi imprescindibile, ovvero mantenere un equilibrio.
Infatti se un lago, anche un lago grande come il Garda, oltrepassa la capacità di carico del suo ecosistema diciamo, non è più in grado di smaltire e metabolizzare le troppe sostanze inquinanti, generando processi che possono portare ad un disequilibrio, quindi ad una tendenza verso l’eutrofizzazione e accumulo di fanghi.
E’ un po’ come, ecco l’esempio di cui sopra, se in una piscina dimensionata per 10 persone ne entrassero in numero maggiore, tutte senza farsi la classica doccia prima di tuffarsi; il sistema farebbe fatica a reggere le sostanze veicolate all’interno come sudore, sebo, polveri/terra, creme, urina, ecc… rendendo insufficiente la filtrazione, l’effetto della clorazione quindi la disinfezione, con conseguente modifica del pH e degenerazione dell’acqua…ci sarebbe più carico di quello che il sistema depurativo piscina potrebbe gestire.
Ancora a fine anni ’60, senza il sistema di depurazione attuale con il turismo che era già una realtà così come l’aumento della popolazione residente, il Garda ancora riusciva a mantenere uno stato di equilibrio, con un corpo idrico oligotrofico (suo originario), prova della sua enorme resilienza.
Di questo ne abbiamo prova solida grazie alle ricerche pubblicate dal ISRA-CNR. 𝑹𝒊𝒇. 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒐: 𝑰𝒏𝒅𝒂𝒈𝒊𝒏𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝑳𝒂𝒈𝒐 𝒅𝒊 𝑮𝒂𝒓𝒅𝒂 – 1974.
Ma questo era quasi certamente il risultato dell’enorme capacità di diluizione gardesana (i 49 km cubici di acqua citati all’inizio del post) e della presenza ancora massiccia allora di vegetazione circumlacuale, soprattutto canneto, che mitigava in parte la mancanza di raccolta e depurazione dei reflui.
Negli anni ’80 il corpo idrico comincia a non “reggere” più e l’equilibrio sembra venire meno.
La qualità dell’acqua gardesana deteriora e si sposta verso la meso-oligotrofia, abbandonando l’oligotrofia (stato originario), in un cammino proiettato verso l’eutrofizzazione.
Quasi certamente la “capacità di carico” del Lago di Garda era stata oltrepassata ed il suo sistema biologico non era più in grado di reggere l’aumento dei nutrienti immessi a Lago, soprattutto a causa della mancanza di un sistema in grado di raccogliere i reflui per convogliarli verso un depuratore.
Abbiamo prova di questa tendenza grazie alle ricerche di Enzo Oppi, biologo/ittiologo che studiò a fondo il Lago di Garda tra gli anni ’70 e ’80. 𝑹𝒊𝒇. 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒐: 𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒖𝒊 𝒑𝒆𝒔𝒄𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑳𝒂𝒈𝒐 𝒅𝒊 𝑮𝒂𝒓𝒅𝒂 – 1989.
Abituato a studiare spesso sul campo, quindi sul Lago, Oppi registrò l’aumento in percentuale rispetto il passato di alghe filamentose nelle reti che si formano tipicamente per un eccesso di nutrienti disciolti in acqua, oltre la compromissione dei letti di frega sempre più “sporchi” di sedimenti e fanghi.
A questi indicatori visivi, riportati dai pescatori di allora, venivano a conferma anche le analisi chimiche delle acque, che certificavano tale tendenza.
A metà anni ‘80 entra in funzione il sistema di depurazione (collettore e depuratore).
Nel Lago non sono scaricati praticamente più reflui, seppur tra scarichi non correttamente allacciati e attivazione degli sfioratori non si ottiene evidentemente un sistema “a tenuta stagna”, ma la capacità del lago di depurarsi attraverso i suoi sistemi biologici può meglio affrontare la situazione, essendo stata di fatto ridotta la quantità di carico nel lago.
Infatti il Lago di Garda, che evidenziava uno stadio iniziale di meso-oligotrofia, reagì efficacemente attraverso i sistemi sopra descritti tanto che, recentemente, varie pubblicazioni scientifiche riportano la qualità del corpo idrico come nuovamente oligotrofica.
Questo stato qualitativo è anche indotto da rimescolamenti delle colonne d’acqua sempre minori per l’aumento delle temperature che rallentano la frequenza e ampiezza degli stessi, con una diretta conseguenza legata ad una maggiore sedimentazione dei nutrienti, lasciandoli bloccati sui fondali; questo è un bene ed un male allo stesso tempo, ma ne parlerò in un altro post.
Tutto questo, seppur raccontato in modo semplicistico vista la complessità dell’argomento, spero possa aiutare ad evidenziare anche la grande capacità di resilienza del Lago di Garda, oltre al ruolo dei due sistemi di depurazione.
Ecco perché, nella pubblicazione scorsa, ho immaginato come potrebbe essere il Lago di Garda in futuro se oggi fossimo in grado di prendere decisioni volte a ricercare e rigenerare parte della sua naturalità, attraverso interventi di ingegneria ambientale.
Ripristinare parte della sua naturalità non è che la più logica azione da fare per premettere al Lago di Garda di recuperare parte del suo “sistema immunitario” come lo chiamo io, provvedendo così a rafforzare il suo sistema biologico di depurazione.
Parallelamente il nuovo collettore ora in posa e il potenziamento della capacità depurativa, assicurerà da un lato al Lago di Garda di poter gestire naturalmente un’idonea capacità di carico mantenendo dall’altra una continuità circa la qualità delle acque trattate dal depuratore immesse nel Mincio, come certificato dall’ottima gestione del depuratore di Peschiera del Garda da parte di Depurazione Benacensi.
A ragion veduta e studiando l’evoluzione di questo lago negli ultimi 60/70 anni sono sempre più convinto che si possa fare davvero tanto in prospettiva per preservare questioni primarie come la qualità delle acque, la biodiversità animale e vegetale nonché la nostra qualità della vita che indissolubilmente risente della qualità dell’ambiente in cui viviamo.
La politica, un volta comprese queste dinamiche, non dovrebbe manifestare la minima “resistenza” a finanziare e coordinare azioni di rigenerazione ambientale con la stessa determinazione riservata ad altre opere.
Questo sistema non interviene quindi in alcun trattamento depurativo diretto del corpo idrico gardesano.
Provo a spiegarvi il concetto semplicemente, per dare un contributo di chiarezza sull’importante ruolo del sistema di depurazione (collettore+depuratore) in relazione alla funzione del sistema biologico (fitodepurazione naturale), quest’ultimo invece protagonista diretto nella depurazione del Lago di Garda.
Questi due sistemi distinti, uno naturale ed uno artificiale contribuiscono, rispettivamente in modo diretto ed indiretto, al miglioramento e mantenimento della qualità delle acque del Lago di Garda, fiume Mincio compreso.
L’enorme volume idrico gardesano pari a 49 km cubici di acqua (ovvero 49 miliardi di metri cubi, dove un metro cubo equivale a 1000 litri) alimentato da 25 immissari e sorgenti subacquee non ha un sistema di depurazione che preleva quest’acqua per depurarla e riconferirla una volta trattata all’interno del bacino, non è questo il ruolo del sistema di depurazione.
Per fare un esempio semplicistico, una piscina possiede un suo sistema di filtrazione/depurazione dell’acqua che viene quindi costantemente aspirata dalla vasca, filtrata, disinfettata e conferita nuovamente nella piscina, evitando così che si sviluppino e si accumulino batteri e alghe, mantenendo un pH stabile.
L’omologo del collettore e depuratore gardesano, per una piscina, è però la doccia, ovvero lavarsi dalla testa ai piedi prima di entrare in acqua.
La doccia riduce infatti il carico che il sistema di filtrazione e disinfezione della piscina stessa dovrebbe sopportare in caso di entrata in acqua di troppe persone, in questo modo il suo sistema di filtrazione/disinfezione può funzionare efficacemente, lo capiremo meglio tra poco.
Un lago invece, come scrivevo sopra, non ha un impianto di filtrazione/disinfezione artificiale ed il sistema di depurazione non è assimilabile a quello che mantiene una piscina limpida e pulita.
Il Lago è un ambiente naturale, ha quindi un suo sistema biologico che provvede a questo, molto complesso, dove ci sono vari protagonisti in azione ed in sinergia tra loro.
Si attuano infatti continuamente processi di depurazione fisici, chimici e biologici, quindi filtrazione, assorbimento, assimilazione da parte degli organismi vegetali e degradazione batterica.
Per provare ad affrontare appena più in profondità questo passaggio bisogna immaginare che i litorali, quindi il terreno, non siano qualcosa di “slegato” dall’ambiente lago, bensì una sua parte fondamentale.
Le radici degli apparati vegetali, ad esempio, rappresentano una barriera fisica utile ad evitare l’erosione costale e sono in grado di assorbire azoto e fosforo trattenendo inoltre metalli pesanti, apportando ossigeno in profondità nel terreno permettendo lo svolgersi di processi degradativi ed ossidativi.
La microfauna infine degrada il carico organico presente o che arriva da dilavamento attraverso eventi meteo sempre più intensi.
Quindi il suolo e il sistema vegetale connesso nel perimetro circumlacuale, anche appena sotto la superficie, risulta essere un anello fondamentale in un sistema biologico “fitodepurativo” naturale come quello gardesano.
Poi giocano ruoli altrettanto indispensabili i batteri presenti in acqua, la sedimentazione delle sostanze sui fondali e la loro decomposizione attraverso gli stessi e l’ossigenazione delle acque per i processi di degradazione aerobica degli inquinanti.
Il ricambio idrico, seppur molto lento nel Garda, le correnti ed i rimescolamenti chiudono il cerchio.
Il sistema depurativo (collettore+deouratore) ha un ruolo oggi imprescindibile, ovvero mantenere un equilibrio.
Infatti se un lago, anche un lago grande come il Garda, oltrepassa la capacità di carico del suo ecosistema diciamo, non è più in grado di smaltire e metabolizzare le troppe sostanze inquinanti, generando processi che possono portare ad un disequilibrio, quindi ad una tendenza verso l’eutrofizzazione e accumulo di fanghi.
E’ un po’ come, ecco l’esempio di cui sopra, se in una piscina dimensionata per 10 persone ne entrassero in numero maggiore, tutte senza farsi la classica doccia prima di tuffarsi; il sistema farebbe fatica a reggere le sostanze veicolate all’interno come sudore, sebo, polveri/terra, creme, urina, ecc… rendendo insufficiente la filtrazione, l’effetto della clorazione quindi la disinfezione, con conseguente modifica del pH e degenerazione dell’acqua…ci sarebbe più carico di quello che il sistema depurativo piscina potrebbe gestire.
Ancora a fine anni ’60, senza il sistema di depurazione attuale con il turismo che era già una realtà così come l’aumento della popolazione residente, il Garda ancora riusciva a mantenere uno stato di equilibrio, con un corpo idrico oligotrofico (suo originario), prova della sua enorme resilienza.
Di questo ne abbiamo prova solida grazie alle ricerche pubblicate dal ISRA-CNR. 𝑹𝒊𝒇. 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒐: 𝑰𝒏𝒅𝒂𝒈𝒊𝒏𝒊 𝒔𝒖𝒍 𝑳𝒂𝒈𝒐 𝒅𝒊 𝑮𝒂𝒓𝒅𝒂 – 1974.
Ma questo era quasi certamente il risultato dell’enorme capacità di diluizione gardesana (i 49 km cubici di acqua citati all’inizio del post) e della presenza ancora massiccia allora di vegetazione circumlacuale, soprattutto canneto, che mitigava in parte la mancanza di raccolta e depurazione dei reflui.
Negli anni ’80 il corpo idrico comincia a non “reggere” più e l’equilibrio sembra venire meno.
La qualità dell’acqua gardesana deteriora e si sposta verso la meso-oligotrofia, abbandonando l’oligotrofia (stato originario), in un cammino proiettato verso l’eutrofizzazione.
Quasi certamente la “capacità di carico” del Lago di Garda era stata oltrepassata ed il suo sistema biologico non era più in grado di reggere l’aumento dei nutrienti immessi a Lago, soprattutto a causa della mancanza di un sistema in grado di raccogliere i reflui per convogliarli verso un depuratore.
Abbiamo prova di questa tendenza grazie alle ricerche di Enzo Oppi, biologo/ittiologo che studiò a fondo il Lago di Garda tra gli anni ’70 e ’80. 𝑹𝒊𝒇. 𝒕𝒆𝒔𝒕𝒐: 𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒖𝒊 𝒑𝒆𝒔𝒄𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝑳𝒂𝒈𝒐 𝒅𝒊 𝑮𝒂𝒓𝒅𝒂 – 1989.
Abituato a studiare spesso sul campo, quindi sul Lago, Oppi registrò l’aumento in percentuale rispetto il passato di alghe filamentose nelle reti che si formano tipicamente per un eccesso di nutrienti disciolti in acqua, oltre la compromissione dei letti di frega sempre più “sporchi” di sedimenti e fanghi.
A questi indicatori visivi, riportati dai pescatori di allora, venivano a conferma anche le analisi chimiche delle acque, che certificavano tale tendenza.
A metà anni ‘80 entra in funzione il sistema di depurazione (collettore e depuratore).
Nel Lago non sono scaricati praticamente più reflui, seppur tra scarichi non correttamente allacciati e attivazione degli sfioratori non si ottiene evidentemente un sistema “a tenuta stagna”, ma la capacità del lago di depurarsi attraverso i suoi sistemi biologici può meglio affrontare la situazione, essendo stata di fatto ridotta la quantità di carico nel lago.
Infatti il Lago di Garda, che evidenziava uno stadio iniziale di meso-oligotrofia, reagì efficacemente attraverso i sistemi sopra descritti tanto che, recentemente, varie pubblicazioni scientifiche riportano la qualità del corpo idrico come nuovamente oligotrofica.
Questo stato qualitativo è anche indotto da rimescolamenti delle colonne d’acqua sempre minori per l’aumento delle temperature che rallentano la frequenza e ampiezza degli stessi, con una diretta conseguenza legata ad una maggiore sedimentazione dei nutrienti, lasciandoli bloccati sui fondali; questo è un bene ed un male allo stesso tempo, ma ne parlerò in un altro post.
Tutto questo, seppur raccontato in modo semplicistico vista la complessità dell’argomento, spero possa aiutare ad evidenziare anche la grande capacità di resilienza del Lago di Garda, oltre al ruolo dei due sistemi di depurazione.
Ecco perché, nella pubblicazione scorsa, ho immaginato come potrebbe essere il Lago di Garda in futuro se oggi fossimo in grado di prendere decisioni volte a ricercare e rigenerare parte della sua naturalità, attraverso interventi di ingegneria ambientale.
Ripristinare parte della sua naturalità non è che la più logica azione da fare per premettere al Lago di Garda di recuperare parte del suo “sistema immunitario” come lo chiamo io, provvedendo così a rafforzare il suo sistema biologico di depurazione.
Parallelamente il nuovo collettore ora in posa e il potenziamento della capacità depurativa, assicurerà da un lato al Lago di Garda di poter gestire naturalmente un’idonea capacità di carico mantenendo dall’altra una continuità circa la qualità delle acque trattate dal depuratore immesse nel Mincio, come certificato dall’ottima gestione del depuratore di Peschiera del Garda da parte di Depurazione Benacensi.
A ragion veduta e studiando l’evoluzione di questo lago negli ultimi 60/70 anni sono sempre più convinto che si possa fare davvero tanto in prospettiva per preservare questioni primarie come la qualità delle acque, la biodiversità animale e vegetale nonché la nostra qualità della vita che indissolubilmente risente della qualità dell’ambiente in cui viviamo.
La politica, un volta comprese queste dinamiche, non dovrebbe manifestare la minima “resistenza” a finanziare e coordinare azioni di rigenerazione ambientale con la stessa determinazione riservata ad altre opere.