Utopia vs Realtà

Utopia vs Realtà
𝐔𝐭𝐨𝐩𝐢𝐚 𝐯𝐬 𝐑𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚’.
Pensare di adottare misure o interventi per riportare il lago alla naturalità che descriveva Floreste Malfer nei primi del ‘900 è pura utopia, mi sembra chiaro.
Tornare a “cavallo e calesse” direi sia impensabile, questo é un territorio che attrae economicamente ingenti investimenti e a determinate condizioni continuerà a farlo…immaginare quindi qualcosa che non consideri questo concetto credo sia utopistico nel suo termine più stretto, ovvero “non luogo”: luogo che non esiste.
Immaginare invece che, vista la situazione attuale e la modifica a senso unico dell’ambiente lago, vi possano essere comunque strade per recuperare e compensare parte di quanto perso nel corso dell’ultimo secolo, adattandosi in parallelo alla realtà attuale, é invece realtà…o meglio “dovere”.
𝐂𝐨𝐦𝐞?
Attraverso un senso pratico e logico, senza troppe fantasie.
Rinaturare quindi le zone di foce e le aree litorali limitrofe così come l’interno dei corsi d’acqua, fin dove possibile, come inizio.
Queste zone sono ideali e si prestano ad ottenere risultati, come visibile attraverso lo schema che ho realizzato con l’AI (a puro scopo illustrativo).
Le zone di foce sono infatti già zone protette in cui normalmente è vietata la balneazione e la navigazione.
Sono come piccole oasi in cui una corretta pianificazione di ingegneria ambientale può essere in grado di generare piccoli “polmoni e reni”, se paragonati ad organi umani, per ossigenare e filtrare l’acqua del Lago di Garda.
Una rigenerazione ambientale di questo tipo consentirebbe di ottenere anche ottime aree di protezione, di frega e crescita per l’ittiofauna e avifauna gardesana.
𝐈 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢?
Irrisori, se paragonati ad altri interventi recentemente finanziati sul lago di Garda, ved. la Ciclovia del Garda, oppure il nuovo sistema di collettazione e depurazione. 𝐔𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚?
Gli alibi…
Voglio ricordare in questo senso un passaggio di Pier Francesco Ghetti, negli anni ’80, che ricordava come, in un modo o nell’altro, siamo sempre in emergenza; capita sempre qualcosa per cui determinate questioni ambientali vengono messe da parte o ignorate, vuoi una crisi economica, aumento costi delle materie prime, crisi di governo, conflitti, ecc…
Lo scriveva 40 anni fa ormai e ancora siamo qua tra alibi e scuse utilizzate per non fare, per posticipare, per demandare ad altri qualcosa che invece ormai non é più ne demandabile ne posticipabile.
La realtà infine è che lo studio dell’evidenze gardesane ci dice a caratteri cubitali che non é più il tempo delle scuse e degli alibi.
𝐐𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢?
C’è un bando Europeo – LIFE, uscito da poco e dedicato proprio, in estrema sintesi, al recupero degli habitat e rinaturazione.
Dopo essere arrivati alla legge interregionale sulla sanificazione carene e motori che metterà un freno all’arrivo di nuove specie invasive, essere partiti con il rifacimento del collettore circumlacuale credo sia, per logica, il momento giusto per il passo successivo, ovvero un progetto che coinvolgerà l’intero lago, candidandolo al LIFE.
𝐒𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐔𝐄?…visto ad esempio l’esito paradossale del LIFE Carpione?
La progettazione, per come la immagino, non nasce e finisce intorno ad un LIFE, verrà realizzata in modo da poter essere in caso pronta all’uso e “spacchettata” al bisogno per intercettate magari bandi più piccoli e/o nazionali anche se, principalmente, trovo sia l’asse comune, regioni e fondazioni bancarie (per territorio) ad esempio a poter fare la differenza…é solo questione di volontà.

Quindi, chiuso il capitolo legislativo della legge interregionale anche se si é aperta la fase operativa dell’entrata in vigore, ora la bussola coerentemente punta verso questo importante traguardo.