E’ successo un quarantotto !!

E’ successo un quarantotto !!
Capita che poche righe scritte, oltre 150 anni fa, ti possano far comprendere da vicino quanto l’idea di sicurezza e stabilità potesse essere aleatoria un tempo.
Senza andare quindi troppo lontano alla ricerca di esempi magari altisonanti o di eco storico internazionale, basta provare a considerare fatti ed avvenimenti successi a soli pochi metri da casa, per me quindi a Peschiera del Garda…è così che la storia risulta più intima e vera, almeno per me.
E’ il caso del “nostro” Giacomo Brocai, un Arilicense che visse proprio a cavallo di un’epoca storica tormentata ed estremamente incerta, soprattutto per i nostri territori…ovvero il 1848.
“𝐄’ 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐮𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨𝐭𝐭𝐨”
E’ un’esclamazione nata in riferimento proprio a quel periodo storico in cui visse il Brocai, tra guerre, moti rivoluzionari e capovolgimenti di governo…
La gente che visse nei luoghi di passaggio degli eserciti non se la passò per nulla bene e grazie alle memorie del Brocai ne abbiamo prova diretta.
Per questo cercherò di parafrasare un suo breve racconto, giusto per aprirvi una finestra inedita in un’epoca storica invece ben conosciuta.
Siamo a fine giugno del 1859, soldati tedeschi reduci dalla battaglia lungo la linea tra Sirmione fino a Volta Mantovana, transitano sotto il ponte Asburgico di Peschiera del Garda, l’attuale Setteponti, verso la zona “Paradiso”, bene o male dove oggi c’è il casello della autostrada A4.
Affamati e stanchi arrivano alla casa del Brocai, in zona Paradiso appunto, il 27 di giugno.
Lui decide, anche perché credo avesse poca scelta, di offrire loro qualcosa da mangiare…un po’ di pane, anguille, caffè e grappa.
Dovendo però recarsi altrove per adempiere al lavoro sulle pesche lungo il Fiume Mincio disse ai soldati che non aveva null’altro da dar loro, li accompagnò così all’uscio di casa, la chiuse e andò quindi al lavoro.
Tornato dalle pesche quasi pianse vedendo la situazione in corso a casa sua.
Soldati ovunque, probabilmente altri nel frattempo ne erano arrivati, stavano mettendo sotto sopra la casa, rovistando ovunque e mangiando ogni cosa più o meno commestibile; addirittura il Brocai descrive come ci fosse chi metteva a cuocere la farina in acqua per fare la polenta senza che ancora bollisse, mangiandola così impastata, cruda insomma, tanta era la fame.
Ovviamente questa scena lo lasciò inerme…erano soldati, armati, affamati, che avevano visto centinaia di migliaia di morti in quei giorni, cosa fare?
Cosa avrebbe potuto fare per salvare la sua casa ed il suo cibo?
Nulla… se non assistere appunto.
Terminata l’incursione al Brocai non restava praticamente nulla, rubarono anche le lenzuola, i cuscini, le sue provviste…tutto andato.
Poté solo salvare qualche soldo nascosto ingegnosamente nella “turba” delle Anguille e la sua capra, strappata coraggiosamente di mano ad un saldato che la stava già portando via, forse in uno scatto di coraggio e disperazione, come puro istinto di sopravvivenza.
Fu davvero un quarantotto…descritto con gli occhi di chi lo visse davvero però.
Ma non era finita qua, neanche il tempo di rimettersi in piedi e l’11 luglio arrivarono i francesi a finire quello che i tedeschi non avevano terminato.
Gli portarono via tutto, questa volta anche le Anguille, oltre 700 esemplari che aveva stivato nelle “turbe”, ovvero cassoni in legno forati che stavano agganciati alle pesche in acqua per tenere in viva il pesce catturato in attesa della vendita.
Gli vennero sottratti anche 15 sciami di Api, gli arnesi da falegname e tanto altro ancora…un danno e furto da oltre duemila lire, una somma enorme.
Giacomo Brocai, che aveva la sua famiglia nascosta a Ponti sul Mincio per paura dei bombardamenti e della guerra in corso, passate le truppe, riportò infine la famiglia a casa a Peschiera, in località Paradiso.
Non avendo però praticamente più nulla, con coraggio chiese al Principe Napoleone un indennizzo delle razzie arrecate dalle sue truppe, ottenendo due pezzi da venti franchi come misero rimborso.
Faccio fatica ad immaginare cosa deve essere stato per lui vivere quel momento…ma si rialzò, reagì alla sorte con la determinazione della gente di un tempo, tenace e dura.
Ecco…a volte quando le cose vanno male o non vanno per il verso giusto penso ad avvenimenti come questi che, seppur lontani da me varie generazioni ed in contesti storici e sociali distanti anni luce dal nostro, ci mettono in condizione di provare ad immaginare cos’abbia mai provato una persona, attenta e meticolosa come il Brocai, a perdere tutto in un lasso di tempo così breve ed avere comunque la forza di reagire.
Come dev’essere stato vivere ed addormentarsi la sera senza sapere cosa sarebbe potuto accadere il mattino successivo, sapendo di non avere il minimo controllo praticamente su nulla?
La storia, almeno per il mio modo di viverla e scoprirla, è anche questa e ha davvero tanto da dire e insegnare quando si riesce a comprenderla oltre le date e le ricorrenze più note…

𝑯𝒐 𝒔𝒄𝒆𝒍𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒊𝒎𝒎𝒂𝒈𝒊𝒏𝒆, 𝒖𝒏 𝒅𝒊𝒔𝒆𝒈𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍 1861 𝒅𝒊 𝑨𝒏𝒕𝒐𝒏𝒊𝒐 𝑷𝒍𝒂𝒕𝒕𝒆𝒓𝒏, 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆’ 𝒓𝒊𝒕𝒓𝒂𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒛𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒓𝒂𝒄𝒄𝒐𝒏𝒕𝒐, 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒐𝒅𝒐 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒄𝒐. 𝑺𝒊 𝒗𝒆𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒔𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝑴𝒊𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒆 𝒊 𝒄𝒂𝒎𝒑𝒊 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒊𝒍 𝑩𝒓𝒐𝒄𝒂𝒊 𝒂𝒗𝒓𝒂’ 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐.