Troppa disinformazione circa il depuratore di Peschiera del Garda, basta!!
Mistificare la realtà su temi delicati come la salubrità delle acque e quindi dell’ambiente in cui viviamo non è questione da poco ed è un fatto grave a mio parere, soprattutto quando procura un allarme ingiustificato.
Ieri sul quotidiano L’Arena ho letto dichiarazioni davvero irricevibili e lontane da quei dati scientifici su cui dovremo sempre fare affidamento come base per un confronto costruttivo e non ideologico.
In sintesi il coordinamento di associazioni ambientaliste chiamato Tavolo del Mincio, intervistato dal quotidiano veronese, contesta la localizzazione dello scarico del depuratore di Peschiera a valle della diga e nel Mincio naturale, riesumando una questione vecchia ormai di 25 anni. Perché questa posizione?
A detta di questo tavolo di ambientalisti l’attuale apporto di fine ciclo depurativo andrebbe ad incidere fortemente sulla qualità del corpo idrico del Mincio, quindi sulle sue valli e laghi di Mantova, a causa dei “contaminanti organici”.
Queste dichiarazioni, ovvero che è il depuratore di Peschiera del Garda e il turismo siano la causa primaria dei mali delle Valli del Mincio e dei Laghi di Mantova, sono irricevibili e lo dico sulla base delle evidenze reali dei dati oggi disponibili.
L’idea che questo tavolo porta avanti è di diluire i presunti scarichi nocivi del depuratore modificando strutturalmente lo scarico odierno portandolo a monte della diga…ma è una proposta letteralmente fuori dal tempo.
Lo è in quanto tale proposta non è stata volutamente allineata e messa in relazione all’evoluzione tecnologica che invece, a fronte di ingenti investimenti, ha accompagnato il depuratore di Peschiera in questi 25 anni, portandolo ad ottenere una qualità delle acque depurate ed immesse nel Mincio di ottimo livello.
Giusto per fare un esempio, tra le varie opzioni esaminate nei primi anni 2000 e che oggi vorrebbero essere riesumate al fine di spostare lo scarico del depuratore a monte della diga ci sarebbe la creazione di un sistema ramificato di tubazioni forate da posare sul fondo del Fiume Mincio, in pressione chiaramente, per permettere il raggiungimento ipotetico di detta diluizione “distribuendola” sull’intero alveo con costi e impatti ambientali ingenti.
Addirittura, nella rosa delle altre opzioni esaminate allora, si arrivò ad ipotizzare di scavare un collettore di oltre 40km per passare i laghi di Mantova e scaricare a valle degli stessi, con costi esorbitanti già allora…che sarebbero tra l’altro da aggiornare al prezziario attuale rendendo il tutto “fantascienza”.
Ma il tutto, per l’efficienza intanto raggiunta dal sistema di depurazione gardesana, non ha più senso (se mai l’avesse avuto un quarto di secolo fa) e non trova nemmeno una logica nel rapporto costi-benefici.
E’ ora di finirla di far passare i depuratori come fossero centrali nucleari tipo RBMK-1000 degli anni ’70, ovvero quelli in uso a Cernobyl ed è ora di finirla anche di mistificare la realtà.
Basta attaccare ciò che evidentemente non si conosce.
I depuratori non sono solo necessari ma vitali per esempio ovunque vi sia presenza dell’uomo, perché in grado di “ripulire” i reflui prodotti dalla presenza umana evitando che gli stessi vengano rilasciati in ambiente non trattati…ed il depuratore di Peschiera del Garda lo fa con un sistema di tipo biologico in modo altamente efficiente.
Inutile dire, come ho già più volte scritto, che il Lago di Garda ha avuto la fortuna di avere la Comunità del Garda che, in tempi non sospetti quando ancora non si parlava pubblicamente di depurazione e non ci si poneva tale problema, pose la questione tutela della qualità delle acque gardesane e quindi del Mincio di fatto e diede il via a quel processo che portò alla realizzazione, negli anni ’80, del sistema attuale di collettamento e depurazione del Lago di Garda.
Quel processo decisionale, che partì guarda caso sulla base di dati scientifici puntuali (dati CNR-IRSA 1974), ci restituisce oggi un lago con una buona qualità delle acque, così come ribadito e dimostrato (dati alla mano) anche dal recente convegno “DiMark” , tenuto a Peschiera del Garda solo pochi mesi fa, dove hanno partecipato scienziati e ricercatori tra i più importanti in Italia per lo studio delle acque interne.
Quelle stesse acque scorrono nel Mincio e incontrano delle criticità nello loro discesa verso valle ma non a causa dell’apporto delle acque depurate in uscita dal depuratore di Peschiera, bensì e principalmente a causa delle acque da dilavamento con apporti di nitrati, silice, fosforo e ammonio derivanti principalmente dagli affluenti sul sinistra Mincio e dall’apporto di elevata torbidità dagli affluenti di destra Mincio come l’Osone e Goldone in primis, creando criticità in proporzione maggiore tanto più ci si avvicina alla parte terminale del fiume.
Queste sono risultanze già note che ho semplicemente recuperato dallo studio dell’Università di Parma, commissionato da Regione Lombardia e pubblicate al convengo tenuto a Mantova, presso la sede del Parco del Mincio nel dicembre 2022, alla presenza della Regione Lombardia, Provincia di Mantova ed altri enti, tra cui il sottoscritto e ovviamente del Parco stesso che già opera efficacemente e con serietà per il recupero e tutela del fiume.
Risultanze che si sommano ad ulteriori evidenze note da anni, risultanti a loro volta da studi precedenti, es: studio istituto Mario Negri – 2012.
Del resto il Lago di Garda trova nel turismo il suo maggiore PIL come il territorio mantovano lo trova nel comparto agricolo. Entrambi gli ambiti sono eccellenze italiane di assoluto rilievo ed entrambi i territori sono impegnati nel migliorarsi e mitigare queste questioni.
Inutile nascondere che la dove ci sono territori altamente produttivi (turistici, agricoli, manufatturieri, ecc…) vi siano delle conflittualità rispetto l’ambiente che li ospita.
E’ un difficile equilibrio ed una sfida costante tra esigenze, diritti ed aspettative.
Mistificare quindi questi dati e realtà, consci della loro delicatezza, fornendo alla cittadinanza che vive sul Lago di Garda e lungo l’asta del Fiume Mincio notizie incomplete, non aggiornate e fuorvianti è grave dal mio punto di vista, oltre che fortemente scorretto per entrambi i territori e per chi ci lavora.
Cosa sarebbe oggi il Lago di Garda se non si fosse costruito il depuratore e relativo collettore?
Quali acque, qualitativamente, percorrerebbero oggi il Fiume Mincio?
Inutile cercare un “capro espiatorio” nel sistema di depurazione gardesana, se ne è parlato già troppo negli anni senza cognizione di causa; probabilmente ci si dovrebbe porre le domande di cui sopra ed essere meno ideologici e più razionali.
A buon intenditor…
Ieri sul quotidiano L’Arena ho letto dichiarazioni davvero irricevibili e lontane da quei dati scientifici su cui dovremo sempre fare affidamento come base per un confronto costruttivo e non ideologico.
In sintesi il coordinamento di associazioni ambientaliste chiamato Tavolo del Mincio, intervistato dal quotidiano veronese, contesta la localizzazione dello scarico del depuratore di Peschiera a valle della diga e nel Mincio naturale, riesumando una questione vecchia ormai di 25 anni. Perché questa posizione?
A detta di questo tavolo di ambientalisti l’attuale apporto di fine ciclo depurativo andrebbe ad incidere fortemente sulla qualità del corpo idrico del Mincio, quindi sulle sue valli e laghi di Mantova, a causa dei “contaminanti organici”.
Queste dichiarazioni, ovvero che è il depuratore di Peschiera del Garda e il turismo siano la causa primaria dei mali delle Valli del Mincio e dei Laghi di Mantova, sono irricevibili e lo dico sulla base delle evidenze reali dei dati oggi disponibili.
L’idea che questo tavolo porta avanti è di diluire i presunti scarichi nocivi del depuratore modificando strutturalmente lo scarico odierno portandolo a monte della diga…ma è una proposta letteralmente fuori dal tempo.
Lo è in quanto tale proposta non è stata volutamente allineata e messa in relazione all’evoluzione tecnologica che invece, a fronte di ingenti investimenti, ha accompagnato il depuratore di Peschiera in questi 25 anni, portandolo ad ottenere una qualità delle acque depurate ed immesse nel Mincio di ottimo livello.
Giusto per fare un esempio, tra le varie opzioni esaminate nei primi anni 2000 e che oggi vorrebbero essere riesumate al fine di spostare lo scarico del depuratore a monte della diga ci sarebbe la creazione di un sistema ramificato di tubazioni forate da posare sul fondo del Fiume Mincio, in pressione chiaramente, per permettere il raggiungimento ipotetico di detta diluizione “distribuendola” sull’intero alveo con costi e impatti ambientali ingenti.
Addirittura, nella rosa delle altre opzioni esaminate allora, si arrivò ad ipotizzare di scavare un collettore di oltre 40km per passare i laghi di Mantova e scaricare a valle degli stessi, con costi esorbitanti già allora…che sarebbero tra l’altro da aggiornare al prezziario attuale rendendo il tutto “fantascienza”.
Ma il tutto, per l’efficienza intanto raggiunta dal sistema di depurazione gardesana, non ha più senso (se mai l’avesse avuto un quarto di secolo fa) e non trova nemmeno una logica nel rapporto costi-benefici.
E’ ora di finirla di far passare i depuratori come fossero centrali nucleari tipo RBMK-1000 degli anni ’70, ovvero quelli in uso a Cernobyl ed è ora di finirla anche di mistificare la realtà.
Basta attaccare ciò che evidentemente non si conosce.
I depuratori non sono solo necessari ma vitali per esempio ovunque vi sia presenza dell’uomo, perché in grado di “ripulire” i reflui prodotti dalla presenza umana evitando che gli stessi vengano rilasciati in ambiente non trattati…ed il depuratore di Peschiera del Garda lo fa con un sistema di tipo biologico in modo altamente efficiente.
Inutile dire, come ho già più volte scritto, che il Lago di Garda ha avuto la fortuna di avere la Comunità del Garda che, in tempi non sospetti quando ancora non si parlava pubblicamente di depurazione e non ci si poneva tale problema, pose la questione tutela della qualità delle acque gardesane e quindi del Mincio di fatto e diede il via a quel processo che portò alla realizzazione, negli anni ’80, del sistema attuale di collettamento e depurazione del Lago di Garda.
Quel processo decisionale, che partì guarda caso sulla base di dati scientifici puntuali (dati CNR-IRSA 1974), ci restituisce oggi un lago con una buona qualità delle acque, così come ribadito e dimostrato (dati alla mano) anche dal recente convegno “DiMark” , tenuto a Peschiera del Garda solo pochi mesi fa, dove hanno partecipato scienziati e ricercatori tra i più importanti in Italia per lo studio delle acque interne.
Quelle stesse acque scorrono nel Mincio e incontrano delle criticità nello loro discesa verso valle ma non a causa dell’apporto delle acque depurate in uscita dal depuratore di Peschiera, bensì e principalmente a causa delle acque da dilavamento con apporti di nitrati, silice, fosforo e ammonio derivanti principalmente dagli affluenti sul sinistra Mincio e dall’apporto di elevata torbidità dagli affluenti di destra Mincio come l’Osone e Goldone in primis, creando criticità in proporzione maggiore tanto più ci si avvicina alla parte terminale del fiume.
Queste sono risultanze già note che ho semplicemente recuperato dallo studio dell’Università di Parma, commissionato da Regione Lombardia e pubblicate al convengo tenuto a Mantova, presso la sede del Parco del Mincio nel dicembre 2022, alla presenza della Regione Lombardia, Provincia di Mantova ed altri enti, tra cui il sottoscritto e ovviamente del Parco stesso che già opera efficacemente e con serietà per il recupero e tutela del fiume.
Risultanze che si sommano ad ulteriori evidenze note da anni, risultanti a loro volta da studi precedenti, es: studio istituto Mario Negri – 2012.
Del resto il Lago di Garda trova nel turismo il suo maggiore PIL come il territorio mantovano lo trova nel comparto agricolo. Entrambi gli ambiti sono eccellenze italiane di assoluto rilievo ed entrambi i territori sono impegnati nel migliorarsi e mitigare queste questioni.
Inutile nascondere che la dove ci sono territori altamente produttivi (turistici, agricoli, manufatturieri, ecc…) vi siano delle conflittualità rispetto l’ambiente che li ospita.
E’ un difficile equilibrio ed una sfida costante tra esigenze, diritti ed aspettative.
Mistificare quindi questi dati e realtà, consci della loro delicatezza, fornendo alla cittadinanza che vive sul Lago di Garda e lungo l’asta del Fiume Mincio notizie incomplete, non aggiornate e fuorvianti è grave dal mio punto di vista, oltre che fortemente scorretto per entrambi i territori e per chi ci lavora.
Cosa sarebbe oggi il Lago di Garda se non si fosse costruito il depuratore e relativo collettore?
Quali acque, qualitativamente, percorrerebbero oggi il Fiume Mincio?
Inutile cercare un “capro espiatorio” nel sistema di depurazione gardesana, se ne è parlato già troppo negli anni senza cognizione di causa; probabilmente ci si dovrebbe porre le domande di cui sopra ed essere meno ideologici e più razionali.
A buon intenditor…