Alle origini di Peschiera del Garda. Parte II

Alle origini di Peschiera del Garda. Parte II

Come promesso proseguo il racconto delle origini di Peschiera del Garda e quindi dell’origine della civiltà palafitticola benacense.
I villaggi palafitticoli erano più di 30 nel territorio gardesano e comprensorio morenico, rappresentando la maggior concentrazione di insediamenti in Italia.
Vari infatti furono gli abitati rinvenuti poco sotto il livello delle acque del Garda in prossimità dei litorali a Desenzano, Manerba, Pacengo e Lazise per esempio, come ad ovest di Peschiera verso la Lugana in loc. Belvedere e al Laghetto del Frassino.
Questi insediamenti, compresi temporalmente tra il Neolitico e l’Età del Bronzo recente, confermano la presenza di una vera e propria popolazione che trovava, in prossimità degli spazi acquei, un rifugio sicuro e sostentamento alimentare.
Proprio quest’ultimo fattore viene affrontato e studiato, ancora una volta, a partire dagli scavi ottocenteschi di Peschiera del Garda.
Il barone Eduard Von Saken, storico e archeologo austriaco, annotò la presenza nei sedimenti del fondale dove erano piantati i pali in legno delle palafitte, di moltissimi “rifiuti” alimentari che permisero di identificare la “dieta palafitticola” e l’ambiente circostante, attraverso i resti vegetali e animali.
Era certamente un ambiente paludoso, ricco di boschi ad alto fusto e molto rigoglioso, come confermato dalla ricca presenza di legname usato per i pali delle palafitte, perlopiù di rovere e conifere in genere.
Si riscontrarono tracce di nocciolo, sambuco, fragole, lamponi e la vite, che pare proprio essere una rarità per gli insediamenti palafitticoli, a testimonianza di come si cercò di coltivarla e per una zona vitivinicola come la nostra questa è una notizia davvero interessante.
Anche i resti di animali, sicuramente cacciati dagli abitanti palafitticoli, grazie alle armi prodotte come lance e frecce, fanno intuire una ricca presenza animale, tipica delle zone boschive.
Se riprendiamo i racconti di come era la “Selva Lucana” prima della massiccia bonifica eseguita dalla Serenissima nel XV sec, possiamo probabilmente farci un’idea di quale paesaggio i nostri antenati si trovavano ad affrontare e modellare.
Per questo mi permetto di consigliare una visita guidata all’oasi San Francesco a Desenzano del Garda, in gestione alla associazione Airone Rosso ( https://bit.ly/3GuKjde ), giusto per farsi un’idea di cosa fosse questa “Selva Lucana” che ricopriva molti dei litorali meridionali del Lago di Garda. www.oasisanfrancescodelgarda.it
Questa civiltà, che ebbe proprio a Peschiera il suo centro più prospero e numericamente importante, si distinse nella produzione dei metalli e nello stile della forgiatura.
Proprio a Peschiera si fondevano e si realizzavano utensili per la quotidianità, per la caccia e per la difesa.
Si sviluppò anche uno stile, mi permetto di dire “arilicense”, che permise di identificare questi manufatti, rinvenuti in altri siti nord europei e mediterranei, come prodotti proprio a Peschiera del Garda.
Questo fu possibile grazie alla sua posizione a dir poco strategica.
Infatti la sua collocazione a sud del Garda e all’inizio del Mincio creò le condizioni ideali per un porto/darsena naturale, dove si poteva ricevere lo stagno e il rame dalle miniere trentine e tirolesi, lavorarlo ed esportarlo lungo il Mincio, fino al Mare.
Concludendo questo articolo penso alle considerazioni riportate da Von Sacken nell’800.
Peschiera già dal periodo palafitticolo aveva ricevuto un imprinting come città fortificata, che la caratterizzò poi di fatto per tre millenni.
Il villaggio palafitticolo arilicense, baricentrico e più imponente degli altri costruiti a satellite intorno allo stesso, era di per sé già una struttura fortificata in legno, costruita a scopo difensivo.
Mille anni dopo le palafitte si costruì un avamposto fortificato romano, a cui fece seguito il castello Scaligero nel medioevo, per arrivare alla fortezza pentagonale della Serenissima nel rinascimento, arricchita successivamente dai forti francesi e asburgici nel periodo risorgimentale.
Provate ad immaginare ora questa successione evolutiva come fosse l’albero genealogico della nostra città.
Nel DNA di Peschiera, tra la successione dei sistemi fortificati e le modalità costruttive delle peschiere, che vi racconterò in seguito, possiamo ritrovare ancora, se prestiamo attenzione, il “gene” palafitticolo.
Ritornerò ancora sulle origini di Peschiera del Garda, il percorso è lungo e davvero ricco di spunti interessanti che arricchiscono sempre di più la nostra conoscenza e comprensione di dove siamo e di chi siamo.