Un’Autonomia Differenziata per il Lago di Garda?
Unโ๐๐ฎ๐ญ๐จ๐ง๐จ๐ฆ๐ข๐ ๐๐ข๐๐๐๐ซ๐๐ง๐ณ๐ข๐๐ญ๐ per il Lago di Garda?
Non รจ una provocazione ma una considerazione.
Ovviamente non รจ la richiesta della riforma costituzionale attuata con la Legge 86/2024 dove le Regioni a statuto ordinario hanno chiesto allo Stato maggiori competenze amministrative e legislative, ma piuttosto unโidea pressochรฉ simile dove lโunione delle amministrazioni comunali dovrebbe chiedere alle regioni di ottenere determinate competenze.
La gestione di un territorio come il Garda e mi riferisco alla questione habitat e ittiofauna, รจ sempre stata complessa soprattutto per la sua divisione amministrativa.
Lo era giร durante il secolo scorso, ancora prima della nascita delle Regioni.
La ๐๐จ๐๐ข๐๐ญ๐’ ๐๐๐ง๐๐๐๐ง๐ฌ๐, nata nel 1900, ne รจ una evidente e storica testimonianza.
Una societร di gestione voluta โdal bassoโ, rappresentativa di tutto il Garda, nata proprio per colmare il โgapโ che vedeva il Lago di Garda lontano ed equidistante dai centri di potere di Milano e Venezia e per questo meno considerato.
Sempre per lo stesso motivo, ma per altre esigenze, arrivรฒ la Comunitร del Garda a partire dalla seconda metร del โ900, nata anchโessa come ente di coordinamento e proponente per portare le istanze gardesane con voce unitaria agli enti di gestione superiore.
Lโavvento delle regioni negli anni โ70 ha infine cristallizzato la divisione nella gestione di questo lago.
Sul Lago di Garda infatti, se si deve affrontare un problema e si rende necessario legiferare, tale legge deve avere carattere d’intesa, quindi interregionale.
Questo significa una percorso triplicemente complesso rispetto ad una legge regionale singola, in quanto deve essere discussa nelle tre rispettive Commissioni Regionali e della prov. aut. di Trento, deve avere un testo unico per tutti, deve essere infine approvata uguale dai tre rispettivi Consigli Regionali e della Provincia Autonoma per diventare infine legge.
Bisogna inoltre considerare che ogni modifica in itinere di questo percorso obbliga praticamente a ricominciare da capo per ri-condividere nuovamente il testo finale modificato.
Ci sono anche altre strade, quando non si necessita di una legge, per impartire una nuova direzione al Lago di Garda.
Ecco il ๐๐จ๐ง๐ญ๐ซ๐๐ญ๐ญ๐จ ๐๐ข ๐๐๐ ๐จ, una sorta di impegno non vincolante verso pochi ma fondamentali obiettivi, sottoscritto dai sindaci gardesani nel 2019.
Lo scrissi e me ne feci carico allora proprio per condividere una linea guida di azioni da intraprendere per costruire la strada verso un miglioramento della situazione ambientale e ittica gardesana.
Azioni dettate dalla logica dello studio delle evidenze scientifiche, nulla piรน.
Ma buona parte di queste azioni devono sempre confrontarsi con le Regioni e Provincia Autonoma, per competenza.
Qui si incontrano i problemiโฆproblemi di comprensione delle richieste da parte degli enti sovra comunali, volontร o meno di volerli affrontare, ma soprattutto tempo e risorse da poter dedicare a queste questioni e a volte, difficoltร nellโaccettare di cambiare lo โstatus quoโ.
I tecnici regionali sono persone competenti e serie, non vi รจ per questo nessuna polemica nelle mie parole, cosรฌ come gli assessori delegati che ho conosciuto in oltre 10 anni di attivitร come amministratore.
Il problema perรฒ รจ sempre lo stesso: la distanza che si interpone tra i centri di gestione ed il territorio; praticamente sono le stesse questioni riportate nella costituente della Societร Benacense di ben 125 anni fa.
Cโรจ un detto che a me piace molto che recita: โ๐จ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐’ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐’ โโฆil cui significato non letterale sarebbe che una persona capace si sa arrangiare traendo utilitร dalle risorse disponibili; ma vale fino ad un certo punto, poi anche un buon soldato si deve arrendere suo malgrado.
Ecco che leggendo le notizie degli ultimi giorni, si capisce come anche identificare un โproblemaโ non sia proprio cosa cosรฌ facile, se valutato in una scala generale delle esigenze del Lago di Garda.
Mi riferisco al ๐๐จ๐ซ๐๐ ๐จ๐ง๐ ๐ฅ๐๐ฏ๐๐ซ๐๐ฅ๐ฅ๐จ e la recente deroga ministeriale per la sua immissione tramite ripopolamento.
Una questione che ha occupato per anni sia le cronache che i tavoli tecnico/politici.
Si รจ, sempre a parer mio, perso troppo tempo in queste “battaglie” che hanno distolto tempo e risorse dai veri problemi gardesani i quali, non avendo magari risvolti “politicamente spendibili” nel breve, non sono stati valutati adeguatamente quando evidenziati e presentati nelle sedi opportune con le rispettive soluzioni.
Non si puรฒ pensare di aver raggiunto un obiettivo strategico con l’ottenimento da parte dal Ministero della deroga alla sua immissione, tra lโaltro non definitiva.
Il Ministero, per come la vedo io, ha solo preso tempo per capire come catalogarlo (autoctono, para-autoctono o definitivamente alloctono invasivo) e per dare un โcolpo alla botte e uno al cerchioโ, ha questa volta concesso una deroga per soddisfare le istanze delle Regioni.
A buona testimonianza di quanto scritto, le attuali DGR che regolano i piani di miglioramento dell’ittiofauna e relative carte ittiche, potrebbero per le loro differenze permettere alla Lombardia di iniziare l’attivitร ittiogenica mentre non sarebbe possibile per il Veneto…e stiamo parlando dello stesso lago chiaramente.
Non sono i ripopolamenti la soluzione del calo demografico delle specie ittiche, Coregone lavarello compreso, l’ho sempre sostenuto e lo farรฒ ancora, seppur non sono certo contro agli incubatoi…anzi, da anni ne ho in progetto uno dedicato all’Alborella.
Se si vuole davvero fare sul serio รจ la funzionalitร e ripristino dellโhabitat il fattore che puรฒ fare la differenza insieme alla tutela massima dei periodi di frega, in relazione al controllo reale del prelievo (come, quanto e da chi รจ svolto) e contenimento delle specie alloctone invasive.
Se avessimo investito in queste questioni lo stesso tempo che si รจ discusso del Coregone, oggi non si porrebbe nemmeno il problema se considerarlo autoctono o meno per poterlo riprodurre in incubatoioโฆperchรฉ si riprodurrebbe da solo ed in modo adeguato, migliorando cosรฌ anche la pezzatura dei riproduttori (non prelevati per gli incubatoi) e la sua popolazione di conseguenza.
Come se non bastasse una migliore qualitร e funzionalitร dellโhabitat equivale anche ad una ๐ฆ๐๐ ๐ ๐ข๐จ๐ซ๐ ๐๐ฎ๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐๐ฅ๐ข๐ญ๐’ ๐๐๐ข ๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐๐ฆ๐ข ๐๐ข ๐๐ข๐ญ๐จ๐๐๐ฉ๐ฎ๐ซ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ง๐๐ญ๐ฎ๐ซ๐๐ฅ๐ (canneto e piante acquatiche), quindi qualitร dellโacqua, e questo accomuna ogni interesse primario.
Quindi mi verrebbe da dire: โdue piccioni con una favaโโฆma non siamo ancora evidentemente arrivati a questa consapevolezza.
A questo punto quindi credo sia ora di parlare davvero di unโautonomia differenziata.
Si deve cambiare marcia.
Lasciare quindi piรน margine di movimento e risorse economiche al territorio, vincolate agli obiettivi, cosรฌ da affrontare questioni strategiche come la rinaturazione dei letti di frega, degli habitat vegetali, creazione zone oasi, gestione dei diritti di pesca, contenimento specie invasive, controllo dei bracconaggio e delle attivitร illecite, eccโฆquesto permetterebbe di fare finalmente la differenza.
๐ถ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐ ๐’ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐’ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐, ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐.
Penso di poter essere buon testimone di ciรฒ che scrivo essendomi sempre speso in prima persona, tra studio assiduo e realizzazione di proposte concrete, lasciandomi sempre polemiche e critiche alla spalle.
Non รจ una provocazione ma una considerazione.
Ovviamente non รจ la richiesta della riforma costituzionale attuata con la Legge 86/2024 dove le Regioni a statuto ordinario hanno chiesto allo Stato maggiori competenze amministrative e legislative, ma piuttosto unโidea pressochรฉ simile dove lโunione delle amministrazioni comunali dovrebbe chiedere alle regioni di ottenere determinate competenze.
La gestione di un territorio come il Garda e mi riferisco alla questione habitat e ittiofauna, รจ sempre stata complessa soprattutto per la sua divisione amministrativa.
Lo era giร durante il secolo scorso, ancora prima della nascita delle Regioni.
La ๐๐จ๐๐ข๐๐ญ๐’ ๐๐๐ง๐๐๐๐ง๐ฌ๐, nata nel 1900, ne รจ una evidente e storica testimonianza.
Una societร di gestione voluta โdal bassoโ, rappresentativa di tutto il Garda, nata proprio per colmare il โgapโ che vedeva il Lago di Garda lontano ed equidistante dai centri di potere di Milano e Venezia e per questo meno considerato.
Sempre per lo stesso motivo, ma per altre esigenze, arrivรฒ la Comunitร del Garda a partire dalla seconda metร del โ900, nata anchโessa come ente di coordinamento e proponente per portare le istanze gardesane con voce unitaria agli enti di gestione superiore.
Lโavvento delle regioni negli anni โ70 ha infine cristallizzato la divisione nella gestione di questo lago.
Sul Lago di Garda infatti, se si deve affrontare un problema e si rende necessario legiferare, tale legge deve avere carattere d’intesa, quindi interregionale.
Questo significa una percorso triplicemente complesso rispetto ad una legge regionale singola, in quanto deve essere discussa nelle tre rispettive Commissioni Regionali e della prov. aut. di Trento, deve avere un testo unico per tutti, deve essere infine approvata uguale dai tre rispettivi Consigli Regionali e della Provincia Autonoma per diventare infine legge.
Bisogna inoltre considerare che ogni modifica in itinere di questo percorso obbliga praticamente a ricominciare da capo per ri-condividere nuovamente il testo finale modificato.
Ci sono anche altre strade, quando non si necessita di una legge, per impartire una nuova direzione al Lago di Garda.
Ecco il ๐๐จ๐ง๐ญ๐ซ๐๐ญ๐ญ๐จ ๐๐ข ๐๐๐ ๐จ, una sorta di impegno non vincolante verso pochi ma fondamentali obiettivi, sottoscritto dai sindaci gardesani nel 2019.
Lo scrissi e me ne feci carico allora proprio per condividere una linea guida di azioni da intraprendere per costruire la strada verso un miglioramento della situazione ambientale e ittica gardesana.
Azioni dettate dalla logica dello studio delle evidenze scientifiche, nulla piรน.
Ma buona parte di queste azioni devono sempre confrontarsi con le Regioni e Provincia Autonoma, per competenza.
Qui si incontrano i problemiโฆproblemi di comprensione delle richieste da parte degli enti sovra comunali, volontร o meno di volerli affrontare, ma soprattutto tempo e risorse da poter dedicare a queste questioni e a volte, difficoltร nellโaccettare di cambiare lo โstatus quoโ.
I tecnici regionali sono persone competenti e serie, non vi รจ per questo nessuna polemica nelle mie parole, cosรฌ come gli assessori delegati che ho conosciuto in oltre 10 anni di attivitร come amministratore.
Il problema perรฒ รจ sempre lo stesso: la distanza che si interpone tra i centri di gestione ed il territorio; praticamente sono le stesse questioni riportate nella costituente della Societร Benacense di ben 125 anni fa.
Cโรจ un detto che a me piace molto che recita: โ๐จ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐’ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐’ โโฆil cui significato non letterale sarebbe che una persona capace si sa arrangiare traendo utilitร dalle risorse disponibili; ma vale fino ad un certo punto, poi anche un buon soldato si deve arrendere suo malgrado.
Ecco che leggendo le notizie degli ultimi giorni, si capisce come anche identificare un โproblemaโ non sia proprio cosa cosรฌ facile, se valutato in una scala generale delle esigenze del Lago di Garda.
Mi riferisco al ๐๐จ๐ซ๐๐ ๐จ๐ง๐ ๐ฅ๐๐ฏ๐๐ซ๐๐ฅ๐ฅ๐จ e la recente deroga ministeriale per la sua immissione tramite ripopolamento.
Una questione che ha occupato per anni sia le cronache che i tavoli tecnico/politici.
Si รจ, sempre a parer mio, perso troppo tempo in queste “battaglie” che hanno distolto tempo e risorse dai veri problemi gardesani i quali, non avendo magari risvolti “politicamente spendibili” nel breve, non sono stati valutati adeguatamente quando evidenziati e presentati nelle sedi opportune con le rispettive soluzioni.
Non si puรฒ pensare di aver raggiunto un obiettivo strategico con l’ottenimento da parte dal Ministero della deroga alla sua immissione, tra lโaltro non definitiva.
Il Ministero, per come la vedo io, ha solo preso tempo per capire come catalogarlo (autoctono, para-autoctono o definitivamente alloctono invasivo) e per dare un โcolpo alla botte e uno al cerchioโ, ha questa volta concesso una deroga per soddisfare le istanze delle Regioni.
A buona testimonianza di quanto scritto, le attuali DGR che regolano i piani di miglioramento dell’ittiofauna e relative carte ittiche, potrebbero per le loro differenze permettere alla Lombardia di iniziare l’attivitร ittiogenica mentre non sarebbe possibile per il Veneto…e stiamo parlando dello stesso lago chiaramente.
Non sono i ripopolamenti la soluzione del calo demografico delle specie ittiche, Coregone lavarello compreso, l’ho sempre sostenuto e lo farรฒ ancora, seppur non sono certo contro agli incubatoi…anzi, da anni ne ho in progetto uno dedicato all’Alborella.
Se si vuole davvero fare sul serio รจ la funzionalitร e ripristino dellโhabitat il fattore che puรฒ fare la differenza insieme alla tutela massima dei periodi di frega, in relazione al controllo reale del prelievo (come, quanto e da chi รจ svolto) e contenimento delle specie alloctone invasive.
Se avessimo investito in queste questioni lo stesso tempo che si รจ discusso del Coregone, oggi non si porrebbe nemmeno il problema se considerarlo autoctono o meno per poterlo riprodurre in incubatoioโฆperchรฉ si riprodurrebbe da solo ed in modo adeguato, migliorando cosรฌ anche la pezzatura dei riproduttori (non prelevati per gli incubatoi) e la sua popolazione di conseguenza.
Come se non bastasse una migliore qualitร e funzionalitร dellโhabitat equivale anche ad una ๐ฆ๐๐ ๐ ๐ข๐จ๐ซ๐ ๐๐ฎ๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐๐ฅ๐ข๐ญ๐’ ๐๐๐ข ๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐๐ฆ๐ข ๐๐ข ๐๐ข๐ญ๐จ๐๐๐ฉ๐ฎ๐ซ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ง๐๐ญ๐ฎ๐ซ๐๐ฅ๐ (canneto e piante acquatiche), quindi qualitร dellโacqua, e questo accomuna ogni interesse primario.
Quindi mi verrebbe da dire: โdue piccioni con una favaโโฆma non siamo ancora evidentemente arrivati a questa consapevolezza.
A questo punto quindi credo sia ora di parlare davvero di unโautonomia differenziata.
Si deve cambiare marcia.
Lasciare quindi piรน margine di movimento e risorse economiche al territorio, vincolate agli obiettivi, cosรฌ da affrontare questioni strategiche come la rinaturazione dei letti di frega, degli habitat vegetali, creazione zone oasi, gestione dei diritti di pesca, contenimento specie invasive, controllo dei bracconaggio e delle attivitร illecite, eccโฆquesto permetterebbe di fare finalmente la differenza.
๐ถ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐ ๐’ ๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐’ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐, ๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐.
Penso di poter essere buon testimone di ciรฒ che scrivo essendomi sempre speso in prima persona, tra studio assiduo e realizzazione di proposte concrete, lasciandomi sempre polemiche e critiche alla spalle.