Una questione d’argilla

Una questione d’argilla
Una questione d’argilla: “Le Mura UNESCO di Peschiera del Garda e il vino Lugana D.O.C”.
Con questo articolo voglio portarvi con me attraverso una riflessione legata al nostro territorio, legata ad un materiale semplice quanto comune, l’argilla.
Vedrete come una cosa tanto “banale”, come l’argilla appunto, abbia permesso di generare delle eccellenze conosciute a livello internazionale.
Spero che, dopo aver letto questo articolo, guarderete il territorio del Lugana e le Mura di Peschiera con un occhio diverso.
In questi anni da amministratore ho investito molto del mio tempo nella progettazione e nello studio rispetto il recupero e la valorizzazione della cinta muraria rinascimentale di Peschiera del Garda, costruita dalla Serenissima Repubblica di Venezia a partire dal XVI sec, divenuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2017.
Le mura di Peschiera del Garda sono di fatto un unicum nel panorama nazionale, sorgendo sopra a delle palafitte in legno, ovvero “palificate alla veneziana” completamente circondate dalle acque del Garda.
La cinta muraria costruita sopra queste palificate ha un assetto a pianta pentagonale, a cinque punte quindi, rappresentate dai salienti, che sono le “punte” dei bastioni.
Se ci ponessimo davanti il porto centrale della città, con alle spalle il Lago di Garda, guardando in senso orario, troveremo il Bastione Querini, San Marco, Cantarane, Feltrin e Tognon.
Peschiera del Garda differisce da tutte le altre città gardesane in quanto, in epoca rinascimentale, fu scelta dalla Serenissima Repubblica di Venezia come città da ri-fortificare, come si diceva allora, alla “moderna”, in virtù della sua posizione strategica e baricentrica per le vie di comunicazione.
Questa fortificazione è tipica del periodo rinascimentale e caratterizza fortemente la città Arilicense (Arilica era l’antico nome di Peschiera) dagli altri paesi gardesani fortificati, rimasti invece con l’assetto difensivo medioevale, con mura perpendicolari al terreno, sottili, con la presenza di alte torri, come si vede facilmente visitando il castello di Sirmione, Lazise, Torri del Benaco e Malcesine, ecc…
Ma cosa accomuna quindi la fortezza di Peschiera con il vino Lugana?
Visto il titolo a questo punto potrebbe anche sorgervi qualche perplessità.
La fortezza veneziana e il vino Lugana sono infatti legate da una storia cominciata con le glaciazioni, culminata con la dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia.
La zona del Lugana, era anticamente, prima del XV secolo, una foresta paludosa, una “selva lucana” come era chiamata.
Un territorio modellato appunto dagli effetti del disgelo, con zone molto fangose, acquitrinose e inospitali.
Nel XV secolo, Venezia, ne cominciò però la bonifica, per rendere questi terreni idonei alle coltivazioni, soprattutto di cereali.
Il terreno aveva una particolarità, era ricco, anzi ricchissimo di argilla e sali minerali, accumulati appunto dall’azione morenica durante il disgelo dei ghiacciai che ricoprivano il Garda.
Proprio questo fenomeno di dilavamento contribuì all’accumulo di strati di argilla e sedimenti, formando anche le Colline Moreniche, rendendo queste terre perfette per la nascita, in tempi differenti, di due eccellenze mondiali.
Mi riferisco alle mura di Peschiera del Garda, riconosciute Patrimonio Mondiale dell’Umanità – UNESCO nel 2017 e il Vino Lugana DOC, apprezzato ed esportato in tutto il mondo, tutelato da un Consorzio di Tutela nato nel 1990 che promuove e protegge questa DOC, ottenuta tra le prima in Italia, nel 1967.
Partendo dal XVI sec, come sopra detto, Venezia decise di riconfigurare il sistema difensivo di Peschiera, da medioevale a rinascimentale, venne così demolito il “bello e forte arnese”, ovvero quel castello, per intenderci, che vide e citò Dante Alighieri nel XX Canto dell’Inferno della Divina Commedia, per costruirvi una fortezza moderna, in grado di opporsi alle sempre più efficienti armi di offesa.
Ecco che le fortezze “alla moderna” divennero più basse delle precedenti mura medioevali, più robuste e spesse, tramite i terrapieni e con una inclinazione adatta ad assorbire e dissipare meglio l’urto delle artiglierie e cannoni, nati con l’avvento delle polveri da sparo.
L’intero terrapieno della fortezza fu rivestito esternamente così da mattoni in laterizio, prodotti proprio a Peschiera del Garda, precisamente in quella che oggi è l’autentica zona “Cru” della denominazione DOC del Lugana, ovvero San Benedetto.
Proprio a San Benedetto di Lugana, frazione di Peschiera del Garda, ci sono due località, Volponi e Fornaci, dove appunto insistevano le fornaci per cuocere i mattoni usati per ricoprire, come uno scudo, la fortezza.
Il laterizio infatti, ha come base costruttiva appunto l’argilla, che mescolata ad arte e cotta nelle fornaci Arilicensi, ancora presenti nella mappe ottocentesche, si tramutava in una componente di edilizia perfetta ed insostituibile, il mattone.
Sono passati cinque secoli e la fortezza di Peschiera del Garda sfoggia ancora gli stessi laterizi sulle sua mura, creati partendo dall’argilla della “Lugana”, ancora in perfetto stato di conservazione.
Se osservati da vicino e ripuliti dal “film” biologico creatosi naturalmente negli anni, questi mattoni sembrano come appena “sfornati” dalla fornace, perfettamente integri.
Non è una cosa da poco, altre città fortificate, come Palmanova per esempio, hanno gravi problemi di conservazione e i laterizi di copertura, sono in uno stato di degradazione molto avanzato, nonostante siano stati costruiti successivamente alla fortezza di Peschiera.
Una questione di argilla?
Si, proprio così, una questione di argilla, una questione di territorio, di coincidenze naturali e geologiche, nonché di perizia costruttiva chiaramente, che hanno assicurato la disponibilità della migliore materia prima nella costruzione dei mattoni della fortezza, grazie ai quali è arrivata fino ai nostri giorni in perfetto stato.
Una questione di argilla anche per la qualità del vino Lugana?
Si, anche in questo caso è stata proprio l’argilla insieme agli altri fattori sopracitati a consegnare la “formula magica” a questo vino, infondendo quel profumo e sapidità minerale che lo hanno poi reso famoso in tutto il mondo.
Il territorio del Lugana ha di fatto fornito, nel corso dei secoli, la base per permettere alle genti gardesane di esprimersi al meglio delle loro possibilità.
Una dote naturale sicuramente ben spesa.
Gli operai che lavorarono e costruirono la fortezza nel millecinquecento e le decine di aziende del Consorzio Tutela Lugana DOC, così come le centinaia di viticoltori sono legati intimamente proprio da questa argilla, da questa storia e infine da questo fantastico territorio che, come dico sempre, da qualunque angolazione lo si guardi, sarà sempre in grado di mostrare un’eccellenza.
Questo è un dono che non deve mai essere dato per scontato ne dimenticato. Quando si dice: “viviamo in un territorio baciato dalla fortuna…” non è forse vero?!