L’aquila a due teste se ne va da Porta Verona
๐ญ๐ด๐ฒ๐ฒโฆ
Eโ il 5 ottobre e a Peschiera del Garda giunge la notizia: ๐ฅ๐ ๐ ๐ฎ๐๐ซ๐ซ๐ ๐’ ๐๐ข๐ง๐ข๐ญ๐. La terza guerra di indipendenza รจ dunque terminata con il “Trattato di Vienna”, siglato due giorni prima.
Eโ solo il 7 mattina e giร compaiono sulle strade e muri cartelli con scritto (letteralmente): โ๐ฝ๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐ฐ๐๐๐๐๐ ๐ผ๐๐ ๐๐๐ ๐ฝ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ฌ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ฐ๐ฐ ๐๐๐๐๐๐ ๐น๐’โโฆcartelli che perรฒ commessi austriaci e donne tedesche cercano di rimuovere.
Forse un timido tentativo di eludere la realtร , di volersi โproteggereโ da qualcosa che li spaventa.
Sono bianchi in volto, si legge paura nei loro occhiโฆil loro mondo di colpo non esiste piรน.
Per le strade si fanno delle aste di vendita; molti tedeschi vendono attrezzi da lavoro, oggetti e materiali che non possono portarsi via.
Ora sono sfollati e devono velocemente ritirarsi, come sancito nel “Trattato di Vienna” e cosรฌ provano a racimolare soldi perchรฉ il futuro ora si presenta loro incerto e precario.
Arriva lโ8 ottobre e il generale tedesco consegna la fortezza al Municipio di Peschiera.
Il 9 mattina lโatmosfera รจ decisamente stranaโฆda una parte gli Arilicensi si preparano alla festa, allestiscono archi e drappi, posizionano bandiere dove possibile e imparano la marcia reale da suonare con la banda, dallโaltra i tedeschi in silenzio partono, si ritirano sui convogliโฆil tutto va avanti freneticamente fino a mezzogiorno quando, infine, i militari austriaci si ritirano.
Resta ancora qualche civile, ma ๐ฅ๐ ๐๐จ๐ซ๐ญ๐๐ณ๐ณ๐ ๐’ ๐จ๐ซ๐ ๐ฌ๐ฆ๐ข๐ฅ๐ข๐ญ๐๐ซ๐ข๐ณ๐ณ๐๐ญ๐.
Sono le 19:00 quando alla stazione di Peschiera arriva il treno con due battaglioni del regio esercito italiano, scendono e si dirigono in paese per prenderne possesso.
Nel frattempo si uniscono anche le persone che, vedendolo passare da Cavalcaselle, lo hanno rincorso a piedi fino alla stazione, tanta era l’attesa per questo momento.
Comincia la festa…e va avanti fino a mezzanotte.
Cโรจ ancora qualche tedesco in paese, dei civili non ancora partiti, ma non si verifica alcun disordine, non si respira alcuna tensione; molti di loro comprendono la gioia degli italiani e gli stessi, dopo decenni di lavoro e vita fianco a fianco, non hanno dirette rivalse contro questo popoloโฆalmeno a Peschiera del Garda questa transizione si svolge civilmente.
Ed ecco che, come fine simbolica di questa breve cronistoria arriva il 14 ottobre e davanti a Porta Verona si costruisce un ponteggio in legno per salire sulla facciata della porta.
Il giorno successivo viene rimosso lo stemma imperiale asburgico, lโaquila bicipite (a due teste), nello spazio dove campeggiava, fino al 1797, lโeffige del Leone di San Marco della Serenissima Repubblica di Venezia.
Giacomo Brocai era lรฌ in quel momento.
E’ infatti lui il protagonista di questa storia, รจ lui che mi ha permesso di vedere attraverso i suoi scritti e appunti ciรฒ che successe in quei giorniโฆdi viverli quasi come fossi lรฌ.
A conclusione di questo breve racconto riporto letteralmente ciรฒ che disse e scrisse in quel momento, quando l’aquila asburgica veniva smontata da Porta Verona e calata dal ponteggio in legno sul selciatoโฆ:โ๐ฌ๐๐ข ๐๐ง๐๐๐ญ๐จ ๐ข๐ฆ๐ฆ๐๐ฅ๐จ๐ซ๐ ๐๐ฅ๐๐ข๐ง๐. ๐โ๐๐ญ๐๐ฅ๐ข๐ ๐ง๐จ๐ง ๐ญ๐ข ๐ฏ๐๐๐ซ๐’ ๐ฆ๐๐ข ๐ฉ๐ข๐ฎ’ ๐ฏ๐จ๐ฅ๐๐ซ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ ๐ฉ๐๐๐ซ๐จ๐ง๐ ๐ฌ๐ฎ ๐ข ๐ฌ๐ฎ๐จ๐ข ๐๐๐ฆ๐ฉ๐ขโ.
Era la fine di un’era e di fatto l’inizio di una nuova storia tutta italiana.
Giacomo Brocai nacque nella contrada Malfatta a Peschiera del Garda il 7 marzo del 1821 e morรฌ a Camalavicina, al civico nยฐ154, il 9 giugno del 1903.
Attraversรฒ tutte e tre le guerre dโindipendenza lasciandoci molte testimonianze scritte della dura vita che si conduceva allora.
Si guadagnava da vivere come pescatore e falegname; come tale collaborรฒ direttamente alla realizzazione di tutti i forti asburgici di Peschiera.
Le testimonianze di quel periodo sono ancora intorno a noi a Peschiera del Garda: le polveriere, le tante caserme, i forti e la statua del legionario romano sul piazzale del porto, ecc…tutte raccontano quel periodo storico.
Ma la storia non รจ fatta solo di date, palazzi e fortezze, รจ fatta anche di piccole cose…cose che ci aiutano a sentirla forse piรน vera e “vicina”, piรน umana.
๐จ๐ป๐ฎ ๐ฐ๐๐ฟ๐ถ๐ผ๐๐ถ๐๐ฎ’…
Provate a recarvi davanti il portone della Palazzina del Comando di Peschiera del Garda, toccate con mano i rosoni in legno che la adornanoโฆecco, li fece proprio Giacomo Brocai, intagliandoli dal legno.
Eโ il 5 ottobre e a Peschiera del Garda giunge la notizia: ๐ฅ๐ ๐ ๐ฎ๐๐ซ๐ซ๐ ๐’ ๐๐ข๐ง๐ข๐ญ๐. La terza guerra di indipendenza รจ dunque terminata con il “Trattato di Vienna”, siglato due giorni prima.
Eโ solo il 7 mattina e giร compaiono sulle strade e muri cartelli con scritto (letteralmente): โ๐ฝ๐๐๐๐๐๐ ๐โ๐ฐ๐๐๐๐๐ ๐ผ๐๐ ๐๐๐ ๐ฝ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ฌ๐๐๐๐๐๐๐ ๐ฐ๐ฐ ๐๐๐๐๐๐ ๐น๐’โโฆcartelli che perรฒ commessi austriaci e donne tedesche cercano di rimuovere.
Forse un timido tentativo di eludere la realtร , di volersi โproteggereโ da qualcosa che li spaventa.
Sono bianchi in volto, si legge paura nei loro occhiโฆil loro mondo di colpo non esiste piรน.
Per le strade si fanno delle aste di vendita; molti tedeschi vendono attrezzi da lavoro, oggetti e materiali che non possono portarsi via.
Ora sono sfollati e devono velocemente ritirarsi, come sancito nel “Trattato di Vienna” e cosรฌ provano a racimolare soldi perchรฉ il futuro ora si presenta loro incerto e precario.
Arriva lโ8 ottobre e il generale tedesco consegna la fortezza al Municipio di Peschiera.
Il 9 mattina lโatmosfera รจ decisamente stranaโฆda una parte gli Arilicensi si preparano alla festa, allestiscono archi e drappi, posizionano bandiere dove possibile e imparano la marcia reale da suonare con la banda, dallโaltra i tedeschi in silenzio partono, si ritirano sui convogliโฆil tutto va avanti freneticamente fino a mezzogiorno quando, infine, i militari austriaci si ritirano.
Resta ancora qualche civile, ma ๐ฅ๐ ๐๐จ๐ซ๐ญ๐๐ณ๐ณ๐ ๐’ ๐จ๐ซ๐ ๐ฌ๐ฆ๐ข๐ฅ๐ข๐ญ๐๐ซ๐ข๐ณ๐ณ๐๐ญ๐.
Sono le 19:00 quando alla stazione di Peschiera arriva il treno con due battaglioni del regio esercito italiano, scendono e si dirigono in paese per prenderne possesso.
Nel frattempo si uniscono anche le persone che, vedendolo passare da Cavalcaselle, lo hanno rincorso a piedi fino alla stazione, tanta era l’attesa per questo momento.
Comincia la festa…e va avanti fino a mezzanotte.
Cโรจ ancora qualche tedesco in paese, dei civili non ancora partiti, ma non si verifica alcun disordine, non si respira alcuna tensione; molti di loro comprendono la gioia degli italiani e gli stessi, dopo decenni di lavoro e vita fianco a fianco, non hanno dirette rivalse contro questo popoloโฆalmeno a Peschiera del Garda questa transizione si svolge civilmente.
Ed ecco che, come fine simbolica di questa breve cronistoria arriva il 14 ottobre e davanti a Porta Verona si costruisce un ponteggio in legno per salire sulla facciata della porta.
Il giorno successivo viene rimosso lo stemma imperiale asburgico, lโaquila bicipite (a due teste), nello spazio dove campeggiava, fino al 1797, lโeffige del Leone di San Marco della Serenissima Repubblica di Venezia.
Giacomo Brocai era lรฌ in quel momento.
E’ infatti lui il protagonista di questa storia, รจ lui che mi ha permesso di vedere attraverso i suoi scritti e appunti ciรฒ che successe in quei giorniโฆdi viverli quasi come fossi lรฌ.
A conclusione di questo breve racconto riporto letteralmente ciรฒ che disse e scrisse in quel momento, quando l’aquila asburgica veniva smontata da Porta Verona e calata dal ponteggio in legno sul selciatoโฆ:โ๐ฌ๐๐ข ๐๐ง๐๐๐ญ๐จ ๐ข๐ฆ๐ฆ๐๐ฅ๐จ๐ซ๐ ๐๐ฅ๐๐ข๐ง๐. ๐โ๐๐ญ๐๐ฅ๐ข๐ ๐ง๐จ๐ง ๐ญ๐ข ๐ฏ๐๐๐ซ๐’ ๐ฆ๐๐ข ๐ฉ๐ข๐ฎ’ ๐ฏ๐จ๐ฅ๐๐ซ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ ๐ฉ๐๐๐ซ๐จ๐ง๐ ๐ฌ๐ฎ ๐ข ๐ฌ๐ฎ๐จ๐ข ๐๐๐ฆ๐ฉ๐ขโ.
Era la fine di un’era e di fatto l’inizio di una nuova storia tutta italiana.
Giacomo Brocai nacque nella contrada Malfatta a Peschiera del Garda il 7 marzo del 1821 e morรฌ a Camalavicina, al civico nยฐ154, il 9 giugno del 1903.
Attraversรฒ tutte e tre le guerre dโindipendenza lasciandoci molte testimonianze scritte della dura vita che si conduceva allora.
Si guadagnava da vivere come pescatore e falegname; come tale collaborรฒ direttamente alla realizzazione di tutti i forti asburgici di Peschiera.
Le testimonianze di quel periodo sono ancora intorno a noi a Peschiera del Garda: le polveriere, le tante caserme, i forti e la statua del legionario romano sul piazzale del porto, ecc…tutte raccontano quel periodo storico.
Ma la storia non รจ fatta solo di date, palazzi e fortezze, รจ fatta anche di piccole cose…cose che ci aiutano a sentirla forse piรน vera e “vicina”, piรน umana.
๐จ๐ป๐ฎ ๐ฐ๐๐ฟ๐ถ๐ผ๐๐ถ๐๐ฎ’…
Provate a recarvi davanti il portone della Palazzina del Comando di Peschiera del Garda, toccate con mano i rosoni in legno che la adornanoโฆecco, li fece proprio Giacomo Brocai, intagliandoli dal legno.